Il prete anticamorra, scomodo a molti, veniva freddato in chiesa.
Era il 19 marzo, il giorno del suo onomastico, quando don Giuseppe Diana (don Peppino per tutti) veniva ucciso nella sua chiesa, a Casal di Principe, in provincia di Caserta.
Era l’uomo della gente, il prete anticamorra, l’amico al quale tutti potevano rivolgersi quando avevano bisogno di consolazione ed aiuto. Questo era don Giuseppe nella sua Casal di Principe. Il suo amore per il suo popolo, per la sua gente era così grande da essere racchiuso in una sola frase: Per amore del mio popolo, io non tacerò.
E non è stato zitto sino alla fine, fino a quando un killer non gli ha sparato ben 5 colpi in pieno viso.
Oggi, a 25 anni di distanza, il sacrificio di don Peppe non è stato vano. Quello che era, all’epoca, il silenzio davanti ai boss da parte dell’intera cittadinanza di Casal di Principe, oggi è una voce alta e forte. La voce degli scout e dei ragazzi che, insieme ai loro genitori, ai loro insegnanti, ai loro educatori portano alto il nome ed il sacrificio del loro sacerdote.
Tante sono state le iniziative in ricordo di don Diana: dalla celebrazione del 14 marzo nella cattedrale di Aversa, alla mostra fotografica a Casa don Diana (bene confiscato alla camorra), allo spettacolo “Per amore del mio popolo. Il profumo della memoria” al teatro della legalità.
Ma il fulcro centrale è stato questa mattina, alle ore 7.30: 25 anni fa, don Diana non ha avuto il tempo di celebrare quest’ultima messa. Don Peppe veniva ucciso proprio poco prima. L’inizio della giornata è stato scandito da questo momento, al quale farà seguito la marcia sino al cimitero dove è sepolto.
Un martire di Dio in terra di camorra: oggi, a 25 anni dalla morte, il suo ricordo è più vivo che mai.
ROSALIA GIGLIANO
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