Il Ddl Zan si presenta come una legge a tutela delle violenze fisiche e verbali verso le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso. In realtà il nostro ordinamento giuridico punisce già questo genere di condotta, con l’attuale articolo 604 del codice penale. Indipendentemente dall’orientamento sessuale di una persona, ma in quanto tale e degna quindi di essere rispettata e tutelata a prescindere. Ma la cosa assai grave e preoccupante è che nel disegno di legge, manca la descrizione della condotta che verrà punita. E questo è in netto contrasto con il principio della tipicità del reato.
Il cittadino deve sapere prima di adottare una certa condotta se la stessa è considerata dalla legge un reato oppure no. Dunque non è chiaro cosa sia il reato di omofobia-transfobia, in quanto non viene definito dal legislatore, e ciò lascia enormi spazi a interpretazioni che vanno a colpire coloro che non sono allineati col pensiero unico. Per esempio se il Ddl Zan verrà approvato, sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare l’accesso agli spogliatoi femminili ai maschi cosiddetti transgender che si sentono donne?
Sarà ancora possibile per un genitore decidere che il proprio figlio non partecipi alle attività scolastiche organizzate dalle associazioni lgbt? O sarà possibile per un sacerdote insegnare pubblicamente la dottrina cristiana sul matrimonio e sulla sessualità? O ancora affermare che la famiglia è quella formata da un uomo e da una donna e i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà? La risposta è no!
E tali atti ritenuti dunque discriminatori saranno perseguibili con pene pesanti, fino addirittura a un anno e sei mesi di di carcere. Inoltre, in caso di condanna, il testo della proposta di legge Zan prevede addirittura una vera e propria rieducazione del cosiddetto omotransfobico che dovrà essere riabilitato presso le realtà lgbt per allinearsi esattamente al loro pensiero. Una disposizione pericolosissima che sa molto di regime totalitario.
Simona Amabene
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