Ddl Zan: lezioni gender a scuola. Genitori infuriati: giù le mani dai bambini!

Prove tecniche di ideologia gender a scuola? Il Ddl Zan è infatti in discussione, eppure già nelle scuole i genitori denunciano corsi di indottrinamento Lgbt. 

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A Firenze, infatti, i genitori sono in rivolta per quanto accaduto in alcune delle classi elementari e medie della scuola Marconi di via Mayer. Una maestra ha proposto laboratori i cui punti hanno mandato tutte le furie mamme e papà che, dopo avere lasciato a casa i figli in quelle giornate, stanno facendo salire un polverone.

Indottrinamento “gender” tra i banchi delle elementari italiane

Al centro, il progresso Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer. Per intendersi, con queer ci si richiama all’ideologia gender e alla teoria promossa dal mondo lgbt per cui non ci sarebbe una naturalità del sesso dei bambini, né tantomeno degli atti sessuali di ciascun individuo, ma si tratterebbe di “costruzioni sociali”.

In questo progetto l’associazione, che non si capisce a quale titolo vada a parlare nelle scuole a dei bambini, punta a, testuali parole, “individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana”. Si riscrivono le favole, in sostanza, secolo l’ideologia lgbt.

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La rabbia dei genitori una volta venuti a conoscenza dell’accaduto

Una volta venuti a conoscenza di questo evento, tenuto perlopiù nascosto, i genitori sono andati su tutte le furie. Una madre, intervistata dal Resto del Carlino, ha sbottato: “Giustissimo che in questi corsi si parli di inclusione culturale, di lotta al razzismo, al bullismo e al sessismo, ma affrontare temi come le differenze di genere con dei bambini di 8 anni è una follia“, ha affermato la madre, spiegando che non manderà il figlio a scuola. “Fino a prova contraria sono le famiglie che dovrebbero, se e quando sarà il momento affrontare, certi argomenti”.

Già però, purtroppo, i genitori hanno scoperto che i professori più ideologizzata da tempo hanno incominciato le loro lezioni lgbt. “In in una quarta c’è una maestra che durante le lezioni d’inglese fa recitare ai bambini i ruoli delle femmine e alle bambine quelle dei maschi. In un dialogo un bimbo fa Lilly e una bimba fa Arthur. Tutto questo senza chiedere il consenso ai genitori”, spiega la madre.

La maestra che fa giochi gender in classe risponde: “C’è da lavorare”

La maestra, contattata dal giornale, ha risposto spiegando: “Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito”. Prima di passare però all’inquietante chiosa: “C’è da lavorare“.

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Dietro quella frase c’è un mondo, un insieme di ideologia e di violenza psicologica altamente preoccupante. Che cosa significa c’è da lavorare? In che modo questa professoressa vorrebbe “lavorare” con questi bambini? Inculcando forse loro in testa pensiero parecchio controversi, che per molti non sono altro che pensieri degeneri, come la suddetta “teoria queer”, in sostanza l’ideologia gender sponsorizzata dalla propaganda lgbt?

L’inquietante situazione alla luce del Ddl Zan in discussione al Senato

La situazione, perciò, si fa inquietante. Ancora più alla discussione che sta per arrivare in Senato al Ddl Zan, che punta ad imporre per legge questo tipo di attività nelle scuole di ogni ordine e grado, quindi anche per i più piccoli. Una violenza psicologica che non ci si augurerebbe in alcun modo sapere che venga applicata sui nostri figli.

“Siamo seriamente preoccupati della violenza psicologica che rischia di entrare nelle scuole tramite la formale adesione a progetti sessualmente sensibili le cui ricadute socio-psicologiche possono non essere pienamente comprese dai genitori“, tuona Federica Picchi, portavoce nazionale Comitato Educazione Infanzia e Adolescenza.

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La rabbia dell’opposizione: “non è accettabile manipolare dei bambini”

A cui ha fatto seguito il deputato Giovanni Donzelli, del partito guidato da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. “Siamo con le mamme che si sono ribellate a questa follia, non è accettabile che si tenti di manipolare dei bambini in questo modo”, dice chiaramente Donzelli. “Ora il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza di governo di sinistra, il Ddl Zan, sta giustificando questi metodi e anzi la situazione peggiorerà una volta che sarà approvata”.

La legge Zan che è già stata approvata dalla Camera punta infatti ad istituire la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. In queste giornate, dietro il cappello della presunta discriminazione, si punta però a indottrinare i più piccoli per portarli verso ideologie anti-umane e perverse profondamente non condivisibili.

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Un progetto quindi molti degenere, secondo alcuni commentatori cattolici al limite del demoniaco. Il tutto “per insegnare ai bambini delle elementari a scegliere, anche a giorni alternati, se sentirsi maschi, femmine, o trans“, ha spiegato il deputato. “Abbiamo provato in tutti i modi a fermarli proponendo emendamenti di buonsenso alla Camera. La sinistra li ha tutti bocciati. Ma noi non ci perdiamo d’animo”.

Giovanni Bernardi

Fonte: Il Resto del Carlino

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