Dall’aborto al Biotestamento: 40 anni di leggi contro la vita

Sono giorni difficili per la comunità cattolica italiana dopo che la legge sul ‘Biotestamento‘ è passata definitivamente al Senato. L’approvazione di un simile provvedimento, infatti, segna l’ennesima sconfitta del Movimento pro vita italiano che, come ormai in quasi tutti i paesi del mondo, si deve rassegnare all’idea che la vita non è più in mano solo a Dio ma anche all’uomo. Le ragioni di questa sconfitta politica e morale, però, non sono da riscontrare all’esterno della comunità cattolica, bensì al suo interno, da notare, infatti, come sia nel caso dell’approvazione della legge sull’aborto (parliamo di 40 anni fa) sia in questo caso ad approvare i provvedimenti sono stati governi con a capo personalità di formazione cattolica: all’epoca dell’approvazione della legge sull’aborto a capo del governo c’era Giulio Andreotti (Democrazia Cristiana) e presidente del Repubblica era Giovanni Leone (anch’egli della DC) adesso il presidente del consiglio è Paolo Gentiloni (Cattolico) e presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Cattolico ed ex esponente della DC).

La sconfitta, dunque, è maturata all’interno di movimenti politici di stampo cattolico, il che avvalora le parole del Cardinale Ruini quando nel 2013 diceva che la comunità cattolica stava vivendo una crisi d’identità (la vive tutt’ora) che avrebbe condotto alla perdita di valori fondamentali che in principio la caratterizzavano. Ad opporsi a questo controsenso non sono stati nemmeno i cittadini di fede cattolica che hanno letteralmente ignorato l’importanza di un simile provvedimento, ma i soli rappresentanti del Cottolengo che, per voce del loro presidente don Carmine Arice, hanno confermato il loro diritto all’obiezione di coscienza nel caso di pazienti che richiedono l’eutanasia: “Noi non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo”.

Ma se cittadini e politici di fede cattolica si sono sottomessi all’andamento dei tempi, giudicando le leggi di cui sopra come una forma di rispetto delle volontà dei singoli, probabilmente è anche colpa delle gerarchie ecclesiastiche che non sono riuscite a mobilitare e motivare i fedeli a sufficienza per opporsi ad una simile realtà. All’interno del clero, infatti, ci sono correnti contrapposte se Monsignor Galatino è tra quelli che affermano che il problema non è l’eutanasia ma l’accanimento terapeutico (posizione condivisa da molti) pochi tra cui l’arcivescovo di Trieste Giampalo Crepaldi sottolineano come faccia paura l’atmosfera di disinteresse nella quale è stato approvato il Biotestamento: “Ampie sue componenti (del mondo cattolico) si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti”. Siamo, dunque, di fronte ad un momento di cambiamento all’interno del mondo cattolico, di apertura nei confronti di istanze prima fortemente osteggiate. Questo ne segnerà la fine?

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