DAD: la lettera della docente ai suoi alunni è una lezione di vita

La lettera inviata da una professoressa ai suoi alunni è una vera e propria lezione di vita, e in poco tempo è rimbalzata tra tutti gli studenti, spronandoli con forza.

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La giovane professoressa si chiama Nicoletta Tancredi, insegna in un liceo classico della Campania e la sua missiva è finita per fare anche il giro della rete. L’obiettivo della docente era quello di dare una carica di motivazione in più ai ragazzi alle prese con le difficoltà della didattica a distanza, dovuta alle restrizioni prese per la pandemia.

L’invito della docente ai propri alunni: “Basta fare le vittime!”

L’invito è quello di trasformare il momento di crisi in opportunità per un nuovo slancio. Di trarre cioè il buono anche da un male come quello della pandemia. “Cari ragazzi, non è un anno sprecato. Non piangiamoci addosso! Basta fare le vittime!”, è l’esclamazione con cui esordisce la docente.

“Chi si lamenta ha sempre ottenuto un solo risultato: la lagna”, prosegue. “Siate più capaci di chi dovrebbe e non sa decidere per voi. Siate scaltri. Fatevi furbi! Non credete a chi dice che questo è un anno perso, che non vale niente. Dimostrate il contrario: di saper far tesoro dal poco. E tra l’altro non scoprireste nulla di nuovo: per aspera ad astra non sono parole di oggi”.

Passare attraverso “le asperità alle stelle” per vedere la luce

Attraverso le asperità alle stelle, infatti, è possibile trovare il cammino per una vita buona, anche di fronte alla realtà che tanto spesso buona non è. Tutti, prima o poi, dovremo infatti fare i conti con le proprie sofferenze, e il compito di una docente non è solamente quello di trasferire informazioni ai giovani, ma di educarli alla vita. Di tirare fuori ciò che di buono hanno dentro, e di metterli nelle condizioni di affrontare le difficoltà della vita al meglio.

La giovane, insegnante di latino e greco in un liceo campano e mamma di tre bambine, ha così voluto farlo presenti ai suoi durante una lezione a distanza. Il messaggio ha avuto l’effetto voluto, e presto ha cominciato a rimbalzare di chat in chat, condiviso tanto dai ragazzi, che si sono sentiti chiamati in causa, quanto dai loro genitori, che hanno avuto modo di sentirsi sollevati e rincuorati.

La docente sprona i ragazzi: “Rispondete con ottimismo”

“Rimbalzate al mittente l’ansia dei dpcm e delle ordinanze da ultim’ora, con tutta l’energia della vostra età. Rispondete con ottimismo. Sfidate voi stessi di riuscire ad imparare in qualsiasi circostanza. Condite i vostri pensieri di entusiasmo. Sognate la più bella delle prospettive e nutrite il vostro sogno: la realtà si cambia immaginandola”, ha scritto ancora la docente.

Insomma, anche in un periodo buio come questo c’è un messaggio nascosto che presto, con il passare degli anni, potrà tornare utile a ciascuno. “Vi ritrovate a fare gli studenti universitari al liceo. Siete soli, se i vostri parenti sono così intelligenti da non volersi sostituire a voi. Non ci sono i prof che girano tra i banchi, mentre fate un compito in classe, a farvi domande senza che possiate disattivare il microfono, o sparire dietro l’iniziale del vostro cognome sul desk”.

Trarre il meglio anche dalle situazioni negative

Ma è proprio questa la condizione giusta per crescere e per trarre il massimo degli insegnamenti utili ad affrontare il proprio futuro. O meglio, “è il momento di intendere quello che i vostri insegnanti vi hanno sempre detto e che poteva sembrare retorico: non si studia per un voto, ma per sé stessi. Siete costretti all’autodisciplina, all’impegno deciso da voi”.

“Teniamoci pronti in ogni caso”, è il messaggio finale consegnato ai ragazzi. “Stringete i denti! Sentitevi, parlate, non abbandonatevi! E’ l’occasione di fare i conti con chi volete essere davvero nella vita. Concentratevi sullo studio! Quale migliore occasione? Fissate come obiettivo il sapere. E puntate a quello. Sappiamoci adattare!”

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E i prof, quelli meno ‘tecnologici’, aiutateli! Fate vedere loro quante cose sapete e si possono fare online. E avrete tirato dalla vostra, nel vostro mondo, i docenti: e quando vi ricapita?”.

Giovanni Bernardi

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