“Curare separati, divorziati e famiglie monoparentali” parlava della famiglia tradizionale, dei divorziati e delle coppie di fatto

"Curare separati, divorziati e famiglie monoparentali" parlava della famiglia tradizionale, dei divorziati e delle coppie di fatto
Famiglia

Nel documento “Curare separati, divorziati e famiglie monoparentali” si parlava della famiglia tradizionale, dei divorziati e delle coppie di fatto.
Si discuteva la tanto incompresa riammissione alla Comunione dei divorziati, risposati civilmente. Era il documento pubblicato, in preparazione del Sinodo sulle famiglie, scritto basandosi su un questionario, somministrato ai fedeli di tutto il mondo e voluto da Papa Francesco.

Si proponevano temi controversi come il cammino penitenziale per la “presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso (il matrimonio e il suo termine) prodotte”, della possibilità di annullare alcuni matrimoni; come dell’”impegno alla comunione spirituale e alla decisione di vivere (il secondo matrimonio) in continenza”, se la prima possibilità non fosse stata plausibile; come del fatto che, insieme al parroco e al Vescovo, si decidesse l’accesso ai Sacramenti, dopo la valutazione del caso e il necessario discernimento su di esso.

Tutto questo, ancora oggi, è oggetto di discussione, in tutte le parrocchie italiane e non solo. Presuppone, ovviamente, che ci sia, da parte degli interessati divorziati, una volontà a ritornare alla fede, a voler vivere autenticamente la cristianità, pur non avendo potuto portare a compimento l’impegno preso nel matrimonio.

Il tutto si baserebbe su un’onesta ammissione della propria condizione e sulla volontà di affrontare le difficoltà relative alla situazione personale.
Rimane ancora aperto il problema di come valutare, caso per caso, la coscienza dei fedeli, senza cadere nel facile giudizio o nell’intenzione di condannare. Nessun sacerdote, del resto, sarà mai in grado di verificare la condotta delle persone divorziate nella loro vita privata.

Lo stesso Sinodo affrontò anche la questione dei gay, affermando che pure per loro, e per la situazione che vivono, dovrebbe essere progettato e destinato, secondo le disposizioni ultime, un piano pastorale diocesano, che, in ogni caso escluderebbe, assolutamente, l’accettazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Antonella Sanicanti