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Covid, Zangrillo: ecco un dato che ci dà buone speranze

Una buona notizia riguardante il Coronavirus che ci dona speranza è messa in risalto dal professore Alberto Zangrillo.

Alberto Zangrillo – photo web source

Infatti in questi giorni saremo chiamati a vivere nuovamente la Santa Pasqua con le restrizioni molto stringenti decise dal governo per fronteggiare la crisi pandemica. Tuttavia, non bisogna disperare perché i dati che provengono dall’analisi della realtà lasciano intravedere grossi spiragli positivi, indicando come il Coronavirus potrebbe anche essere presto, a differenza delle più catastrofiche previsioni, solo un lontano ricordo.

La presa d’atto del prof. Zangrillo partendo dai numeri

Guardando i numeri, infatti, il professore Alberto Zangrillo, primario del reparto di rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, ha fatto notare come ad oggi i pazienti Covid positivi in ospedale siano scesi al 13 per cento, rispetto al 50 per cento che si registrava nello stesso periodo dello scorso anno. In sostanza, ha affermato Zangrillo, otto pazienti su dieci che giungono in Pronto Soccorso sono affetti da patologie che non riguardano il virus.

La percentuale dei malati Covid-19 negli ospedali sarebbe quindi nettamente inferiore rispetto a quella che si registrava un anno fa. Numeri che, in particolare, riguardano il Pronto Soccorso dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove Zangrillo è primato del reparto di rianimazione. Ma che ci danno un affresco rappresentativo della situazione di un grande ospedale, che verosimilmente dovrebbe essere analoga a quella di molti altri.

Le parole del medico che ci donano speranza sulla fine della pandemia

Il medico lo ha spiegato in un’intervista rilasciata al Giornale. Il primo accesso al San Raffaele, ha spiegato, conta una media di 120 pazienti al giorno. “Siamo passati da una media del 50 per cento di pazienti Covid della prima ondata al 30 per cento di ottobre al 13 per cento di febbraio-marzo 2021, quindi almeno 8 pazienti su 10 sono affetti da gravi patologie che nulla c’entrano con il virus“, ha detto.

I suoi numeri quindi di sicuro non escludono il bisogno di stare ancora in guardia, ma allo stesso tempo certificano un’altra necessità, quella di un’attenzione sempre più alta nei confronti dei pazienti che giungono in ospedale per motivi diversi dal Covid, che purtroppo dallo scoppio della pandemia ad oggi sono stati spesso lasciati letteralmente ai margini, in disparte. Anche quando c’erano in ballo malattie gravi.

La realtà di chi lavora in ospedale ben diversa dal racconto dei media

“La realtà di chi lavora in ospedale e deve occuparsi di tutti è completamente diversa da quella narrata quotidianamente ormai da più di un anno sui media“, è il duro attacco di Zangrillo, che non ha mai nascosto la sua posizione fuori dal coro mediatico, ma che al contrario non ha mai avuto paura di mettere sul piatto quello che pensa veramente dell’attuale situazione. “Purtroppo si continua a morire di cancro, di malattie cardiovascolari e di malattie neurologiche”, è quando messo in luce.

LEGGI ANCHE: Covid, Zangrillo: terrore mediatico intasa gli ospedali

Perciò, dalle parole del medico emerge che oggi più che mai c’è bisogno di puntare sulla medicina territoriale. “Io ho sempre sostenuto che una società evoluta meriti messaggi chiari e responsabili”, ha concluso Zangrillo. Spiegando che solo “così possiamo far rivivere il Paese ce lo chiedono gli anziani abbandonati, i giovani angosciati, le famiglie distrutte dai debiti”.

Giovanni Bernardi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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