Covid: le Regioni non ci stanno al nuovo decreto e scrivono a Draghi

Il Nuovo DPCM, con le regole in vigore dal prossimo 26 aprile, non è piaciuto alle Regioni. Ecco cosa hanno chiesto di rivedere.

draghi e logo regioni

 

Ci sono alcune cose da cambiare, secondo la Conferenza delle Regioni, nel testo del Decreto. Per questo motivo, una lettera è arrivata al Premier Draghi, nella quale si sottopongono, alla sua attenzione, alcune proposte definite “prioritarie”.

Nuovo Decreto Covid: le Regioni chiedono modifiche

Tante sono le cose che, del Nuovo Decreto Covid non piacciono alle Regioni, a partire dalla conferma dell’orario del coprifuoco, fino alla percentuale di alunni in presenza a scuola.

A motivo di questo, le Regioni, convocate in seduta straordinaria dal Presidente Fedriga, si sono riunite per analizzare il testo e demandare le proposte per alcuni cambi in merito. “Un importante problema politico e istituzionale. Un fatto e un precedente gravissimo, che il Governo abbia cambiato un accordo siglato con la Conferenza delle regioni sulla scuola” – ha dichiarato, in un’intervista radio lo stesso Fedriga.

Ma cosa chiedono di cambiare? “Le Regioni e le Province autonome, prendono atto con amarezza delle decisioni emerse in Consiglio dei ministri in relazione al tema della percentuale minima per la didattica in presenza per le scuole superiori, in contrasto con le posizioni concordate in sede di incontro politico, alla presenza di cinque ministri, dei Presidenti di Regioni e Province autonome, Anci e Upi, nonché con le istruttorie condotte nell’ambito dei tavoli prefettizi” – si legge nel testo della lettera inviata al Premier Draghi.

Chiedono lo spostamento del coprifuoco e una graduale apertura delle palestre

Una delle richieste è quella di spostare, di un’ora, l’inizio del coprifuoco, dalle 22 alle 23, in particolare con l’avvicinarsi della stagione estiva, “caratterizzata dall’ora legale e, in considerazione della riapertura delle attività sociali e culturali” – scrivono. Le Regioni chiedono, inoltre, che vi siano “serie misure di controllo del territorio per il rispetto delle prescrizioni di legge, al fine di evitare assembramenti e conseguentemente aumento di contagi”.

Altra richiesta è quella di consentire una possibile apertura delle palestre a partire già da lunedì 26 aprile: “Chiediamo di permettere in una logica di gradualità, lo svolgimento delle attività individuali con la presenza di un istruttore già a partire dal 26 aprile, nel rispetto delle linee guida approvate dalla Conferenza […] possibilità di svolgere esclusivamente lezioni o allenamenti individuali; accesso solo con prenotazione obbligatoria; in palestra, utilizzo della mascherina a protezione delle vie aeree da parte dell’allenatore/istruttore e dell’utente (tranne che durante l’attività fisica)”.

“Non ci siano discriminazioni fra chi ha un ristorante all’aperto e uno al chiuso”

Per quel che riguarda i ristoranti, per le Regioni è necessario non differenziare i locali “al chiuso e all’aperto”: “E’ necessario consentire, nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza, l’effettuazione dei servizi di ristorazione sia al chiuso che all’esterno, senza differenze di trattamento con riguardo agli orari di somministrazione (pranzo, cena)”.

Ultimi due punti, le piscine e il wedding: “Si richiede di inserire un’apposita previsione per la riapertura delle piscine al chiuso. Parimenti si richiede di prevedere la riapertura del settore del wedding”, ma si chiede anche di dare uniformità alle riaperture di spettacoli, dando loro data unica, “per evitare incomprensibili discriminazioni” – concludono.

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ROSALIA GIGLIANO

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