Covid: quali sono le armi spirituali per combatterlo?

Il messaggio del Patriarca maronita illumina un aspetto troppo spesso rimosso dal discorso pubblico ma che è fondamentale in questo tempo di pandemia.

Patriarca maronita Bechara Boutros Rai
Il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai – photo web source

Si tratta del tema del peccato, e del male, che con la crisi del Coronavirus purtroppo è sembrato, secondo il giudizio del Patriarca Bechara Boutros Rai, aumentare esponenzialmente. 

“I peccati si sono moltiplicati nel mondo senza alcun pentimento. Il male si va diffondendo, proprio come la pandemia da Covid-19, che dilaga in tutto il globo terrestre”, ha affermato il cardinale. Sarebbe infatti proprio la proliferazione del peccato ad avere provocato, a suo avviso, la morte di numero impressionante di persone in tutto il mondo.

Il monito del Patriarca ad affidarsi a Dio nella pandemia

Il Patriarca ha così deciso, in risposta a questo stato di grande afflizione collettiva, di inviare un invito a tutti i battezzati della Chiesa maronita ma anche al mondo intero. L’occasione è quella di ricordare a tutti le pratiche penitenziali da osservare nel tempo di Quaresima. Tra queste, l’attenzione è stata centrata in particolare su una. Quella del digiuno.

Fin dai tempi antichi infatti la pratica del digiuno è servita a esprimere pentimento, ma allo stesso tempo anche a invocare la misericordia divina. In particolare, ha spiegato il cardinale, “durante tempi segnati da tribolazioni come malattie, epidemie, ingiustizie, persecuzioni e guerre”.

La pratica penitenziale del digiuno nella Bibbia come liberazione

Anche nella Bibbia la pratica penitenziale del digiuno è sempre collegata a esperienze di liberazione dall’oppressione, da grandi piaghe, pestilenze o pericoli che incatenano il popolo. Un valore che, ha spiegato il Patriarca, “non ha di per sé un valore magico”. Ma che al contrario “raggiunge il cuore di Dio solo se esprime fede sincera e si accompagna alla preghiera sincera e alla carità verso chi è nel bisogno”.

Per questo l’attuale condizione di pandemia che il Pianeta sta vivendo ci lascia un messaggio ben chiaro. In particolare, “spinge tutti noi a espiare i nostri peccati e i mali del mondo, e invocare Dio affinché abbia pietà di noi e di tutta l’umanità, dicendo: ‘Vieni presto, o Signore, in nostro aiuto”. Secondo la Chiesa maronita, infatti, il “Grande Digiuno”, cioè la Quaresima, quest’anno inizia il 15 febbraio, il Lunedì delle Ceneri.

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L’elemosina e la carità come strumento di grazia del Signore

Poi è attraverso l’elemosina che “ripristiniamo il rapporto con i nostri fratelli e sorelle più bisognosi, restituendo loro ciò che è loro dovuto, perché ‘i beni della terra sono preparati da Dio per tutti gli uomini”, conclude il religioso. Mentre invece attraverso la preghiera, nel momento in cui ci si riconosce con tutte le proprie miserie, si può invocare da Dio perdono e misericordia.

Per questa ragione è necessario chiedere al Signore che la Sua grazia “sostenga le nostre buone intenzioni”. Da qui si capiscono anche gli esaustivi ringraziamenti del Patriarca a quanti si sono spesi in questi mesi difficili per aiutare i poveri, coloro che si prodigano giorno e notte per aiutare il prossimo, l’ultimo, lo scartato.

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Le pratiche suggerite dal Patriarca in tempo di Quaresima

Con questo slancio il Patriarca ha suggerito diverse pratiche specifiche, tra cui quella di astenersi dal cibo dalla mezzanotte a mezzogiorno di tutti i giorni della Quaresima, ad eccezione dei sabati, delle domeniche e di altri giorni di festa solenne. Tra questi c’è l’Annunciazione del Signore, il 25 marzo, e la festa di San Giuseppe del 19 marzo.

Chiediamo a Dio, per intercessione di nostra Madre, la Vergine Maria di accettare il nostro digiuno e di guarire coloro che sono affetti dall’epidemia da Covid-19, spazzando via questa pandemia con la forza della sua risurrezione e l’abbondanza della sua misericordia”

Giovanni Bernardi

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