In queste ore assistiamo a un aumento esponenziale dei ricoveri per Covid, mentre c’è già chi parla di “terza ondata”. Ma c’è un punto su cui si evita di discutere.
Da tempo si fa notare che esiste una soluzione del tutto fattibile ma che in tutti i modi si evita di metterla in campo.
Stiamo parlando dei protocolli di cura domiciliare, che si è spiegato tante volte essere una soluzione che potrebbe combattere in maniera molto decisa il contagio, infatti continuano ad essere assolutamente inadatti e insufficienti. In sostanza, nella stragrande parte dei casi, si continuano a curare a casa i pazienti solamente con il paracetamolo, per aspettare che finiscano in ospedale a intasare le Terapie intensive, e nei peggiori casi a rimetterci la vita. Tutto questo è inaccettabile.
La cura attualmente usata a casa, quella della tachipirina, è una soluzione evidentemente ridicola, ai livelli della farsa, che per di più rischia di compromettere persino la posizione del paziente, il cui decorso della malattia sarà falsato dal farmaco che assume, che agisce sostanzialmente solo sulla sua febbre, in molti casi tra gli indicatori principali del Covid allo stato iniziale.
Purtroppo, però, la triste realtà è che i malati che non vengono curati in maniera adeguata sono spesso quelli che poi rientrano, tristemente, nel conteggio delle vittime per Covid. Sappiamo infatti come una gestione centrata sull’ospedalizzazione dei pazienti porta ai danni che abbiamo visto e che purtroppo stiamo ancora vedendo. Ma nonostante ciò si continua a evitare di agire in quella direzione.
Al contrario, c’è totale avversione nel provare a puntare sull’utilizzo delle cure contro il Covid nelle abitazioni dei contagiati. Si tratta di un cane che si morde la coda: più pazienti non vengono curati a casa, più finiscono in ospedale e meno posti letto ci sono. Il contagio aumenta, come anche il numero dei decessi. Nel mentre, la colpa viene scaricata sui ragazzini che escono il pomeriggio, su chi va a fare shopping prima delle vacanze, e cose di questo tipo.
Pochi puntano il dito, eccetto alcune voci del panorama informativo, sulla sbagliata gestione terapeutica della pandemia. Ma anticipare la cura del virus è la strada che purtroppo non viene imboccata da nessuna autorità sanitaria. Le cure a domicilio, del tutto possibili e convenienti, in Italia al momento sono totalmente assenti.
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Altro che vaccini, quindi, la cui efficacia è sempre più dubbia e anche il numero ogni giorno sembra porre problemi significativi. Che non sono nemmeno una cura, a dirla tutta, ma una cosa ben diversa. Mentre di pazienti curati in casa, con risultati del tutto positivi, ce ne sono e come. Diversi programmi televisivi li hanno mostrati con i loro volti, ma le risposte da parte delle istituzioni non si sono ancora viste, né probabilmente nemmeno mai si vedranno.
Per quale ragione? Scelte politiche. I protocolli per le cure domiciliari, infatti, rimangono gli stessi da oltre quattro mesi, mentre si lavora esclusivamente su quello ospedaliero. Ma i morti che aumentano, se potevano essere curati a casa, resteranno sulla coscienza di chi non ha trovato strade alternative, possibili.
Giovanni Bernardi
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