Cosa avrebbe detto Santa Caterina a Vladimir Luxuria, a fronte del suo gesto irriguardoso

Qualche giorno prima della celebrazione annuale dell’orgoglio omosessuale (la parata del Gay Pride), uno degli esponenti di spicco della comunità LGBT, Vladimir Luxuria, ha presentato il suo ultimo libro davanti al sagrato della Chiesa dedicata a Santa Caterina che si trova nel comune di Sassari. Il gesto è stato volutamente provocatorio, ma la diocesi di Sassari compreso l’Arcivescovo Paolo Mario Virgilio Atzei non ha recriminato contro la mancanza di rispetto mostrata.

Un simile atto di sfida, però, non poteva passare sotto silenzio, soprattutto di fronte ad una Chiesa dedicata a quella Santa che diceva: “Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito”. A raccogliere l’invito della Santa è stato il Sacerdote Don Giuseppe Virgilio, il quale ergendosi a ultimo baluardo del Sacro ha scritto una lettera di protesta al sindaco della città.

Nella lettera Don Virgilio afferma che la presentazione è stato un atto deliberato di provocazione e che questo gli ha creato un forte disappunto visto che l’evento era patrocinato dal comune. Il parroco afferma di sentirsi legittimato alla protesta dal fatto che l’evento in oggetto si verificherà nel giorno in cui si celebra San Giovanni Battista e dal fatto che nessuno appartenente alla Curia si sia fatto avanti per protestare.

Don Virgilio spiega che la presentazione, sebbene fatta in un luogo pubblico, si svolgerà davanti ad un luogo di culto: “Chiedo il rispetto del luogo che, sebbene pubblico, è sempre un luogo antistante ad un luogo Sacro attualmente officiato, il quale, se non dice più niente a Lei e alla Sua amministrazione, lo dice ancora a dei cittadini, fedeli e non, che si associano alla presente protesta esigendo di essere rispettati”, quindi chiede al sindaco ed alla sua amministrazione: “Ora, come non vedere la manifestazione programmata come una provocazione? Perché, ad esempio, non si prova a farla dinnanzi ad un luogo di culto islamico? Che si direbbe poi se un gruppo di fedeli andasse dinnanzi ad un circolo gay a leggere alcuni brani della Sacra Scrittura?”.

La lettera si conclude con una esplicitazione delle motivazioni che lo portano a pensare che si tratti di una vera e propria provocazione fatta con l’avallo del Comune: “Non bisogna infatti disporre di un intelligenza superiore per capire che le tesi sostenute nel libro in questione sono antitetiche all’insegnamento della Chiesa. Di più il suddetto libro entra nel merito discettando provocatoriamente di Bibbia, Papi, Insegnamento Ecclesiastico”, quindi conclude dicendo: “Decenza dunque voleva che, per non diventare provocazione indebita, almeno il luogo della presentazione fosse un altro, diverso da quello scelto”.