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Coronavirus, Zangrillo: Smonta gli allarmismi in TV

Coronavirus: Zangrillo primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano lancia un messaggio e smonta ogni allarmismo.

“il messaggio è che dobbiamo essere tranquilli, l’Italia sta reagendo in modo positivo”.

Zangrillo ha spiegato durante la trasmissione “Stasera Italia” su Rete Quatto che inizialmente, a marzo, la paura era molta, e la suggestione degli ospedali intasati aveva fatto presa anche su di loro.

Il medico smonta ogni allarmismo: “Perché ora ci troviamo in affanno?”

Tuttavia, ben presto si sono accorti che l’emergenza negli ospedali stava decisamente rientrando, e che quindi si poteva già allora, in un momento molto più duro di adesso, stare tranquilli. “Il 28 marzo io e il mio fratello professionale, il professor Beretta, una sera disperati ci siano lasciati andare a dire ci sarà un ventilatore per noi”, ha detto Zangrillo.

photo web source

“Dopo 40 giorni, non c’erano più pazienti gravi da ricoverare. Perché ora ci troviamo in affanno?”, ha continuato il medico. La questione sollevata da Zangrillo è che anche per i medici c’è bisogno di serenità, mentre invece l’allarmismo e il panico non aiuta né il lavoro specifico negli ospedali né tantomeno il contrasto collettivo al Coronavirus.

Per Zangrillo l’allarmismo è un male anche per gli ospedali stessi

“Il sistema sanitario è formato da entità che devono essere coordinate e armonizzate”, ha così affermato Zangrillo. “Se la gente è terrorizzata, ha un unico punto di riferimento, l’ospedale, e questo è profondamente sbagliato“. Il primario dell’ospedale lombardo ha raccontato dal suo punto di vista ovviamente privilegiato, come sta realmente la situazione dal punto di vista clinico.

“Alle 18 ho fatto un giro nel reparto Covid dell’ospedale: c’erano persone che dialogavano, che parlavano al telefono, che aspettavano la cena“, ha detto tra l’ironico e il rattristato per quanto si sta affermando nei media.

Il primario del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo – photo web source

“Poi ci sono anche quelli che hanno contratto la malattia in forma grave. Nella prima ondata arrivavano troppo tardi in ospedale, ora arrivano in modo precoce e questo facilita le terapie“.

Giovanni Bernardi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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