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Coronavirus: vediamo la fine del tunnel! Ma sull’OMS incombono ombre cinesi

In questi mesi abbiamo sentito spesso nominare l’Organizzazione mondiale della Sanità, purtroppo talvolta più per le sue leggerezze che per i suoi successi.

photo pixabay

Oggi, nel momento in cui l’Italia sembra cominciare a uscire dall’epidemia del coronavirus, si può cominciare a ragionare con più serenità di cosa è stato e come è stato affrontato. Molti Paesi sono infatti ancora nel bel mezzo della pandemia, altri potrebbero ancora caderci nel futuro prossimo. E il ruolo dell’Oms comincia ad essere messo fortemente in discussione, e non solo dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L’epidemiologo Pasini: rivedere il ruolo dell’Oms

In un’intervista all’Agi, lo ha spiegato l’epidemiologo italiano Walter Pasini. “È necessario rivedere il ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità, fare un’analisi serena e oggettiva di tutti gli errori. Perché bisogna pensare all’Oms come ad un’agenzia da potenziare e anche da rendere indipendente dall’influenza cinese che ora è potentissima. Non ha senso che sia così appiattita sulle posizioni cinesi”, ha detto Pasini

“Sull’Organizzazione mondiale della sanità rimangono tante perplessità. Non sempre è stata all’altezza perché non ha dato indicazioni chiare. E’ stata un po’ tardiva, accodandosi alle posizioni della Cina“, spiega ancora l’epidemiologo. Si tratta cioè di mettere in chiaro quelli che sono stati limiti palesi, e che hanno influenzato molto negativamente l’andamento del contagio.

Gli errori e le accuse verso l’Oms

Basta pensare che la Lombardia, la regione italiana con il maggior numero di contagi, ha seguito pedissequamente gran parte delle indicazioni fornite all’inizio dall’Oms, in particolare sui tamponi e il ricovero dei pazienti. Il Veneto invece, che ha risposto al meglio all’emergenza, ne ha disattese la gran parte. Un segnale molto imbarazzante per l’organismo sanitario internazionale, accusato anche di avere pesantemente coperto le colpe cinesi sullo scoppio del virus.

Un errore fondamentale, spiega Pasini, è stato poi quello di “non aver capito che i viaggiatori internazionali avrebbe portato dappertutto il contagio e così non aver dato indicazioni del blocco dei voli. Era evidente invece che nessuno doveva entrare e uscire dalla Cina, la tempistica dell’Oms non è stata all’altezza”.

L’appello a fare le vacanze in Italia: giusto

Nei giorni scorsi tuttavia il  direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra ha invitato gli italiani a fare le vacanze nel proprio Paese. Un appello stavolta positivo che ha trovato più che d’accordo l’epidemiologo pasini, tanto per una questione di sicurezza che per ragioni etiche ed economiche. In un momento di difficoltà sociale come quello causato dal coronavirus è giusto dare manforte ai lavoratori connazionali, per fare in modo che l’economia in cui si vive riparta al meglio.

“Mi sembra un’indicazione giustificata dalla situazione internazionale, non conosciamo in modo sufficiente la situazione negli altri paesi, e siamo ormai a giugno”, commenta quindi Pasini. Sul rischio di spostamenti dopo il 3 giugno, invece, Pasini si dichiara preoccupato. “Temo molto di più questi spostamenti rispetto alla movida, che certo può essere un rischio e nasce dal fatto che i giovani si sentono invincibili e minimizzano”.

Come sarà dopo il via libera tra le regioni

Il via libera agli spostamenti tra Regioni, infatti, al momento pare che sarà condizionato per le regioni con maggiori difficoltà epidemiologiche. Nelle aree con dati simili di contagio, infatti, si dice che si potrà forse circolare ma senza uscire verso le altre regioni con problematiche minori. Su questo però l’epidemiologo pare essere più scettico.

“Sarà difficile che lo Stato adotti misure diverse. Certo la Lombardia ha avuto un’epidemia nettamente molto più diffusa e in teoria potrebbe essere data un’indicazione diversa. Ma trovo difficile che il governo faccia queste distinzioni”, dice. Quindi, di fatto, “bisognerà vedere, dipende molto anche dalla responsabilità dei cittadini. E bisogna avere a disposizione la possibilità di identificare presto i nuovi casi e tracciare i nuovi contatti, cosa che finora è stata fatta molto poco. Se c’è stata una mancanza, è di non aver effettuato diagnosi in modo tempestivo”.

L’app Immuni e il sistema di tracciamento

Anche se non si tratta certamente dell’unica eccezionalità che si è verificata in questi due mesi. “Il sequestro domiciliare di un intero paese è una misura mai prima adottata nella storia e da nessun paese, e i risultati di adesso sono il frutto di una misura straordinaria con costi sociali e umani molto alta”.

Infine la questione dell’app Immuni, il sistema che il governo italiano adotterà dalle prossime settimane per tracciare gli spostamenti dei cittadini, a cui questi potranno aderire in maniera volontaria. “L’App può aiutare ma deve essere gestita dai servizi sanitari delle Asl, lì deve esserci la competenza, un personale in grado di fare di fare tamponi e tracciare i contatti”, sostiene il medico. “Sul tracciamento territoriale la tecnologia aiuta ma non deve rimpiazzare la capacità di sorveglianza delle Asl, in un modo che sia coordinato”.

In tutto ciò, l’epidemiologo riminese si è detto più che fiducioso per quanto riguarda gli sviluppi futuri. “Sono assolutamente fiducioso, è stato un enorme sacrificio al quale il paese ha risposto in modo sorprendente. Adesso abbiamo a disposizione tante cose, capacità diagnostiche da potenziare, test sierologici per avere un’idea della dimensione del contagio, strumenti in più. E sappiamo anche contro chi combattiamo”.

Giovanni Bernardi

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