Coronavirus: la risposta silenziosa della Chiesa non si ferma

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

La Chiesa italiana continua ad aiutare con gesti concreti la lotta al Coronavirus, senza proclami ma con una concretezza importante.

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Il policlinico Gemelli a Roma – sourceweb

Lo dimostra la notizia dello stanziamento da parte della Cei di altri 3 milioni di euro, provenienti dall’8 per mille, a favore della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre e dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA).

Tutte le iniziative della Cei contro il Coronavirus

Che si sommano agli altri, di tre e dieci milioni, per un totale di 16,5 milioni di euro. Oltre alle iniziative delle diocesi locali, come i 50 mila euro complessivi che comprendono gli stipendi interamente donati dai vescovi toscani, i trentamila euro dalla  dalla Conferenza episcopale pugliese, 60mila euro della diocesi di Novara, 10 mila euro da quella di Vittorio Veneto, 13 mila euro da quella di Gaeta a favore dell’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia.

Ventitre diocesi in 11 Regioni ecclesiastiche hanno offerto alla Protezione civile e al Sistema Sanitario Nazionale strutture per oltre 500 posti, e la diocesi tedesca di Colonia ha offerto sei posti in terapia intensiva all’interno degli ospedali diocesani per malati provenienti dall’Italia. 21 diocesi in 10 Regioni Ecclesiastiche hanno poi messo a disposizione posti per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora.

Il ringraziamento del Policlinico Gemelli

“Ci sentiamo confortati e incoraggiati dal sostegno in questa fase di massimo sforzo di tutte le componenti della nostra istituzione”, ha affermato il presidente della Fondazione Policlinico Gemelli Marco Elefanti.

Precisando che “i fondi saranno impiegati per il potenziamento dei laboratori di Microbiologia e Virologia del Gemelli con l’acquisto di ulteriori apparecchiature per la diagnostica dell’infezione da coronavirus che velocizzino l’accesso alla diagnosi dei pazienti in attesa al pronto soccorso del Policlinico, nelle degenze e al domicilio”.

I respiratori acquistati dall’Elemosineria

Nel giorno in cui la Chiesa si è unita al mondo intero per pregare insieme a Papa Francesco, in una piazza San Pietro deserta e di fronte al crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello al Corso, l’Elemosineria Apostolica ha acquistato 30 respiratori.

Un gesto che dimostra in maniera concreta la vicinanza a tutte le vittime e le persone sofferenti a causa di questo terribile virus. I respiratori verranno donati alle terapie intensive di strutture ospedaliere che in questo momento vivono uno stato di emergenza, in modo particolare in Italia o in Spagna, i due paesi che stanno risentendo maggiormente dell’epidemia. Saranno i vescovi delle diocesi locali a destinarli agli ospedali più bisognosi.

Cardinale Krajewski chiesa
(Websource/Archivio)

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La risposta a chi punta il dito

“La preghiera senza carità non è completa”, è quanto ha poi affermato l’Elemosiniere, il cardinale polacco Konrad Krajewski, meglio noto ai poveri che vivono intorno a piazza San Pietro come don Corrado. I respiratori sono un segno tangibile del forte desiderio del Papa di stare vicino a chi ha più bisogno in questo momento difficile. “Ieri una signora che non ha grandi mezzi mi ha dato 50 mascherine cucite da lei per regalarle ai poveri. E’ un gesto semplice ma di grande importanza perché è proprio questo di cui c’è bisogno: piccoli gesti che vengono dal cuore”, ha raccontato il cardinale ai media vaticani.

In un momento drammatico come questo, c’è sempre chi punta il dito a destra e sinistra, spesso anche contro la Chiesa e i cristiani. Più volte in questi giorni si è detto o scritto che la Chiesa non farebbe abbastanza contro l’emergenza del Coronavirus. Però non è così.

Stanziati 3 milioni di euro per il Coronavirus

Le voci di richieste infatti stanno arrivando dalle strutture cattoliche di tutta Italia. Così la Cei ha deciso di fare un ultimo gesto concreto di solidarietà, dopo i diversi altri messi in campo nelle ultime settimane. La Conferenza Episcopale italiana ha infatti disposto uno stanziamento di tre milioni di euro provenienti dall’8xmille in sostegno alle attività di alcuni ospedali che stanno combattendo contro il Coronavirus.

Contributo diretto a diverse realtà sparse nel territorio. Ad esempio, la Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina, l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia. Quest’ultimo, in poco tempo ha riorganizzato completamente la sua organizzazione.

La riorganizzazione delle strutture cattoliche

Sono infatti stati sospesi tutti gli interventi chirurgici, i ricoveri e tutte le attività ambulatoriali procrastinabili, come tutte le attività private, per liberare risorse umane, posti letto e attrezzature. Che ora vengono destinate completamente all’emergenza dovuta al Coronavirus. Si parla di un numero di 435 posti letto, tra i quali 68 di terapia intensiva e 70 di Osservazione Breve Intensiva in Pronto Soccorso.

“La cronaca ci riporta la professionalità di medici, infermieri, sanitari e curanti che con un esemplare impegno testimoniano un amore e una dedizione verso tutti i bisognosi di cure”. Lo ha affermato Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI. “Oggi costoro rappresentano quell’attenzione che ebbe, come racconta una delle parabole evangeliche più provocanti, un Samaritano, mosso dalla compassione per la cura di un ferito che era stato da altri ignorato”.

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La raccolta fondi

A queste si è aggiunta una raccolta fondi con l’obiettivo di sostenere le le strutture sanitarie. Chi vuole contribuire può infatti depositare la sua offerta sul conto corrente bancario intestato alla CEI. Lo si può fare sull’Iban: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515. Con causale: SOSTEGNO SANITÀ.

Ma già dai primi giorni in cui ci si è resi conto della gravità del contagio che si stava diffondendo, le strutture della Chiesa hanno cominciato a mettere in campo risposte di solidarietà e di carità. Il sito documentazione.info le ha riprese e messe in fila. Il Papa infatti, solo pochi giorni fa ha versato alla Caritas Italiana 100mila euro da impegnare per la lotta alla diffusione del virus, attraverso un intervento diretto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale guidato dal cardinale cardinale Peter Turkson.

I fondi stanziati dalla Chiesa

Sempre nelle scorse ore i vescovi italiani, tramite la Cei, hanno donato 10 milioni di euro alle Caritas diocesane per assistere i più bisognosi nel fare fronte all’emergenza, e soltanto poche ore prima aveva già donato 500mila euro alla Fondazione Banco Alimentare Onlus. Questo perché la Chiesa italiana, nell’espressione ad esempio della Caritas, è costantemente attiva a favore dei bisognosi e dei fratelli in difficoltà, quindi forse per qualcuno non fa notizia.

La carità della Chiesa che non si ferma mai

Questo perché la solidarietà cristiana non va a corrente alternata, al contrario non si ferma mai. Perché sono i bisogni dei poveri e degli ultimi che non si fermano mai. Quindi non si diventa solidali solo in alcune circostanze, quando sembra particolarmente necessario, perché c’è chi vive costantemente in una situazione di precarietà.

In questi giorni in particolar modo, visto che molti senza fissa dimora non hanno più nessuno a cui chiedere l’elemosina con la quale nella loro “normalità” riuscivano a sopravvivere. Senza pensare agli anziani che non possono uscire a fare la spesa, o alle famiglie che sono obbligate a lavorare con dei contratti in nero, e che ora non hanno alcuna garanzia. In questo modo le 220 Caritas diocesane avranno maggiore forza nell’individuare le persone più bisognose e darsi da fare per migliorare le loro condizioni nel quotidiano.

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photo web source

Opere concrete di solidarietà

Si parla cioè di aiuti economici alle famiglie in difficoltà, acquisto di generi di prima necessità, ascolto delle persone anziane o sole, servizi minimi per le persone in difficoltà o in povertà estrema, che hanno bisogno di cure oppure di avere un pasto caldo e un tetto sotto cui ripararsi. A queste donazioni stanziate nelle ultime ore, si aggiunge però l’operato che la Chiesa italiana fa ogni giorno verso i poveri e i bisognosi. In tutte le sue espressioni istituzionali, associative, parrocchiali e altro.

Il bilancio annuale

Ogni anno poi viene rendicontato e reso pubblico il bilancio delle attività messe in campo, e nel 2018 ad esempio l’investimento della Chiesa italiana a favore di opere caritative sparse per tutto il territorio nazionale è stato di ben 190 milioni di euro.

In tempi di Coronavirus, ancora più le associazioni di volontariato si sono date da fare nelle maniere più diverse e creative per aiutare i bisognosi, ad esempio offrendo i propri spazi per chi non ha una casa dove rifugiarsi in quarantena. Storie di questo tipo sono giunte da Roma o da Asti, per citarne alcune. Ma anche a Bergamo, dove le stanze del seminario sono state rese disponibili per il personale sanitario impegnato a combattere contro il Coronavirus.

Il prezzo più alto, quello del martirio

E come ha invitato a fare Papa Francesco, i sacerdoti non si sono tirati indietro in alcun modo per offrire la loro vicinanza e solidarietà in questi giorni difficili al popolo cristiano e ai medici che stanno nelle corsie di ospedali. Tanto che molti di loro, con grande sofferenza, sono passati nelle mani del Signore, lasciando la propria vita sul campo come dei veri e propri nuovi Martiri della fede.

Sono venuti a mancare perché la fede in cui hanno creduto e che hanno servito tutta la vita, quella nel Signore Gesù Cristo, li ha invitati a farsi ultimi tra gli ultimi, a farsi prossimi di tutti, e in special modo agli uomini di buona volontà. Che combattono contro un male invisibile e violento.

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Le foto dei sacerdoti che sono venuti a mancare a causa del Coronavirus. Veri e propri martiri della fede, l’esempio della Chiesa che paga il prezzo più alto, quello della vita (sourceweb)

Questi uomini di Dio hanno pagato con il prezzo più alto di tutti, quello della loro vita. Ricordiamocelo quando parliamo di cosa fa la Chiesa al tempo del Coronavirus. E ricordiamo a chi continua a puntare il dito: “Perchè guardi la pagliuzza
che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Lc 6,41)

Giovanni Bernardi

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