Coronavirus: anche se impauriti, non preoccupiamoci: il Signore ci salva!

Il coronavirus si sta espandendo in tutto il pianeta, e la nostra vita ne è stata sconvolta, impedendoci di andare a lavorare o di uscire. Ma i cristiani hanno una speranza che non li abbandona mai.

Coronavirus Preghiera oggi Dio Onnipotente

Si tratta di Nostro Signore Gesù Cristo. Molti, infatti, sono stati letteralmente attaccati da questa emergenza, specialmente con il continuo vociferare di giornali e televisioni, che ha diffuso panico e preoccupazione. Provocando sentimenti di varia natura nella popolazione. L’allarme arriva dal dottor Franco Balzaretti, vice presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI).

Coronavirus, le reazioni egoistiche

Se infatti c’è chi sta addirittura traendo sentimenti positivi dall’emergenza, stando più a casa con la propria famiglia e staccando dai ritmi frenetici imposti dal lavoro e da altre necessità, in altre persone la pandemia ha ingenerato forti reazioni di tipo egoistiche.

Del tipo: penso solo a me, gli altri non esistono, non mi importa di loro. Mentre in realtà vediamo anche grandi esempi di solidarietà e abnegazione, come accade per medici e infermieri in ospedale, e come anche per i sacerdoti che si sono prodigati nello stare vicino ai poveri e ai malati anche in mezzo a questa emergenza. Molti di loro, purtroppo, rimettendoci la vita.

Rileggere Camus e Manzoni per capire il coronavirus

Il dottor Balzaretti, in una riflessione pubblicata sul sito Aleteia, per riflettere su quanto ci sta accadendo ha consigliato la rilettura di due romanzi che hanno profondamente segnato la cultura italiana ed europea. Uno è “I promessi sposi” del nostro Manzoni. L’altro, “La peste” di Albert Camus.

In queste due opere letterarie vengono infatti descritte sotto vari aspetti e dettagli le conseguenze di fenomeni come le epidemie o i disastri naturali. “Sì cari amici, perché anche se, da allora, è cambiato tutto, soprattutto in termini di progresso scientifico, di tecnologie e di possibilità terapeutiche, tuttavia paradossalmente è cambiato ben poco dal punto di vista propriamente umano e comportamentale”, spiega il medico.

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Il dottor Franco Balzaretti – sourceweb

Tutto cambia, tranne l’uomo

“Oggi come in passato l’uomo affronta le nuove epidemie e le relative emergenze sanitarie, con tutti i suoi limiti e miserie umane, ma anche con le infinite risorse del suo cuore, in una sorta di costante ed  inesauribile resilienza”. Cioè, dalle epoche descritte in questi due romanzi, dice il medico, “è cambiato tutto, tranne una cosa: noi stessi”. Anzi, aggiunge: forse, sotto certi aspetti, siamo persino peggiorati.

Oggi come allora, inizialmente tutti si sono affrettati per minimizzare il rischio, o addirittura per deridere chi cercava di mettere in guardia gli altri. Questo è accaduto anche agli stessi scienziati e medici che oggi si mostrano ovunque con saccenza cercando di spiegare agli altri cosa fare, e perché loro la sanno più lunga. Contro altri che invece, più sapientemente, cercavano di avvisare le istituzioni del pericolo che stavamo correndo. Con risultati inizialmente scarsi.

La caccia all’untore

Fatti che ci dimostrano che “l’essere umano ed i suoi comportamenti non cambiano mai, con il passare del tempo”. Manzoni raccontava infatti dello sprezzo del pericolo di chi continuava imperterrito a uscire di casa nonostante gli enormi pericoli a cui andava incontro. E finché la malattia non tocca a noi, ci sembra sempre qualcosa di tremendamente distante.

Poi c’è stato il meccanismo di credere che esistano untori che vadano isolati, e quindi presi di mira, perché colpevoli di diffondere il virus. È accaduto con i cinesi, con gli sportivi che correvano al parco, talvolta anche con infermieri e medici sprovvisti di adeguati dispositivi di protezione.

Guardiamo al Vangelo

Nel romanzo di Camus invece La peste riveste più che altro il ruolo di metafora, ma anche in quel caso molto indicativo delle dinamiche umane. Tuttavia, la conclusione del professore ci porta su altri orizzonti, ben più significativi dei romanzi citati. Che riguardano cioè un altro testo, ovvero il Vangelo.

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Una donna con la mascherina in un momento di preghiera – sourceweb

“Sì perché nel Vangelo è come se si azzerassero tutti gli pseudovalori effimeri che, negli ultimi decenni, hanno sempre più condizionato (…ma anche disgregato) la nostra società, per riconoscerne solo uno: la misericordia di Gesù (e quindi di tutti noi) per la persona umana, per il nostro prossimo; soprattutto per chi è nudo, affamato, assetato, carcerato, forestiero, ammalato ed io aggiungo contagiato”.

Coronavirus, vivere come il Buon Samaritano

Per questo il professore ci invita a leggere quanto stiamo vivendo oggi all’interno delle pagine bibliche. “E così, come accennavo prima, oggi nelle corsie degli ospedali, come nei vari ambulatori, si riscrive ogni giorno la parabola del Buon Samaritano con gli innumerevoli e straordinari gesti di amore misericordioso e di eroico altruismo da parte di medici, infermieri e volontari”.

Per questo tutto quello che viene fatto in questi giorni dovrebbe rappresentare non la risposta a un’emergenza, ma il modo di agire della nostra quotidianità. In tutti i campi della vita: al lavoro, in famiglia, con gli amici, in parrocchia, con i più deboli… la speranza è che la sofferenza e la prova collettiva a cui siamo sottoposti ci aiuti anche a riprogrammare i nostri atteggiamenti collettivi, quelli che adottiamo nella nostra socialità, rapportandoci agli altri.

Il Vangelo è il nostro pane quotidiano

Energia e coraggio nell’affrontare le difficoltà dovrebbero essere il nostro pane quotidiano, come l’impegno per aiutare il prossimo incondizionatamente. Perché Gesù ci ama senza condizioni, e noi dovremmo rendere grazie di questo donandoci, a nostra volta, interamente al prossimo, come ci invita a fare la Sua Parola che ci viene trasmessa attraverso il Vangelo.

Non a caso, spiega il medico, “proprio in questi giorni, avvertiamo nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, case di riposo ed ambulatori un insaziabile desiderio di fede, di voglia di pregare, di affidare le nostre paure, angosce e sofferenze a Dio. Magari anche da parte di chi non aveva il dono della fede, o ne era molto lontano”.

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Ed è per questo, è la sua conclusione, che “tutti noi (credenti e non), ci siamo abbandonati alla fede, lasciandoci coinvolgere e commuovere da questo gesto storico che, pur nella sua semplicità ed essenzialità, ci ha profondamente commossi, facendo vibrare le corde della nostra anima e facendoci sentire tutti fratelli e figli dello stesso Padre”.

Giovanni Bernardi

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