Coronavirus? Lo vivo così – l’intervista a Papa Francesco

    ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:44

    Il Papa: “Come lo vivo io spiritualmente? Prego di più, perché credo di doverlo fare, e penso alla gente”.

    Papa Francesco Coronavirus intervista

    In un’intervista rilasciata al giornalista britannico Austen Ivereigh, Papa Francesco ha fatto il punto sull’attuale difficile situazione derivante dalla crisi del coronavirus. E ha spiegato come sta vivendo questo momento e come la Chiesa cerca di farvi fronte.

    Il Papa: pensare agli altri mi sottrae dall’egoismo

    Francesco ha specificato che la sua preoccupazione, in questi giorni, è quella di pensare agli altri, al popolo di Dio, alla gente. “Pensare alla gente mi unge, mi fa bene, mi sottrae all’egoismo”. Poi il Papa ha confidato di pensare anche “alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa? Quel dopo ha già cominciato a mostrarsi tragico, doloroso, per questo conviene pensarci fin da adesso”.

    Nei giorni scorsi, durante le sue omelie a Santa Marta, il Papa aveva cominciato a denunciare la crisi che si sta preannunciando, dovuta alla chiusura delle attività economica e alle molte famiglie che rischiando di restare senza pane.

    Coronavirus
    photo pixabay

    La preoccupazione del Papa: stare con il popolo di Dio

    “La mia preoccupazione più grande – almeno, quella che avverto nella preghiera – è come accompagnare il popolo di Dio e stargli più vicino”, ha detto Francesco. “Questo è il significato della Messa delle sette di mattina in live streaming, seguita da molti che si sentono accompagnati; come pure di alcuni miei interventi e del rito del 27 marzo in piazza San Pietro. E di un lavoro piuttosto intenso di presenza, attraverso l’Elemosineria apostolica, per accompagnare le situazioni di fame e di malattia“.

    Entrando nel merito del lavoro che stanno compiendo i sacerdoti, il Papa ha preso come esempio I Promessi Sposi di Manzoni, e in particolare il cardinale Federigo. “In un capitolo si dice che passava salutando la gente, ma chiuso nella lettiga, forse da dietro il finestrino, per proteggersi. Il popolo non ci era rimasto bene. Il popolo di Dio ha bisogno che il pastore gli stia accanto, che non si protegga troppo. Oggi il popolo di Dio ha bisogno di avere il pastore molto vicino, con l’abnegazione di quei cappuccini, che facevano così”.

    Il cristiano deve aprire orizzonti nuovi

    Per questo “la creatività del cristiano deve manifestarsi nell’aprire orizzonti nuovi, nell’aprire finestre, nell’aprire alla trascendenza verso Dio e verso gli uomini, e deve ridimensionarsi in casa”. Perchè “non è facile stare chiusi in casa”. Il Pontefice ha cioè invitato i cristiani a guardare all’oggi pensando tuttavia al domani, con una creatività semplice in cui ogni giorno ci si trova ad inventare come andare avanti. Soprattutto, senza “cercare evasioni alienanti”.

    La riflessione si è poi rivolta all’attuale sistema economico, e al fatto che l’attuale crisi ha messo in luce tutte le storture di una società che, piano piano, ha cercato sempre più di abbandonare Dio per crearsi altri idoli. Trovandosi però, di fronte all’emergere di una pandemia, alle prese con la propria fragilità e inconcludenza.

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    Il Papa contro la cultura dell’eutanasia

    “Ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Una politica della cultura dello scarto. Da cima a fondo”, sono le parole dure del Papa. Che si è scagliato contro la cultura della morte, che troppo spesso ci pervade.

    “Penso per esempio alla selettività prenatale. Oggi è molto difficile incontrare per strada persone con la sindrome di Down. Quando la si vede nelle ecografie, li rispediscono al mittente”, è la denuncia di Papa Francesco. “Una cultura dell’eutanasia, legale o occulta, in cui all’anziano le medicine si danno fino a un certo punto”.

    Il Papa: ritroviamo la dimensione contemplativa

    Senza parlare poi dell’ambiente, oggi messo a dura prova. “Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi parziali. Chi è che oggi parla degli incendi in Australia? E del fatto che un anno e mezzo fa una nave ha attraversato il Polo Nord, divenuto navigabile perché il ghiaccio si era sciolto? Chi parla delle inondazioni?”.

    Il punto di molti nostri errori, ha spiegato il Pontefice, è che “noi uomini abbiamo perduto la dimensione della contemplazione“, e che per questo “è venuto il momento di recuperarla”.

    La tentazione gnostica e la risposta dello Spirito Santo

    “Esiste la tentazione di sognare una Chiesa de-istituzionalizzata, per esempio una Chiesa gnostica, senza istituzioni, o soggetta a istituzioni fisse, per proteggersi, ed è una Chiesa pelagiana”, ha infine affermato il Papa.

    Papa Francesco Urbi et Orbi
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    Precisando che “a rendere la Chiesa istituzione è lo Spirito Santo. Che non è gnostico né pelagiano. È lui a istituzionalizzare la Chiesa. È una dinamica alternativa e complementare, perché lo Spirito Santo provoca disordine con i carismi, ma in quel disordine crea armonia”.

    Giovanni Bernardi

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