Ieri il responsabile della Sala Stampa Vaticana ha dichiarato che è stato confermato il dodicesimo caso di Coronavirus tra i dipendenti della Santa Sede.
Il dipendente, però, sta lavorando in smart working sin dagli inizi di marzo e non è mai uscito di casa, quindi non dovrebbe aver contagiato i colleghi.
Quando i primi casi di Coronavirus si sono diffusi in Italia, si è temuto che il Santo Padre potesse essersi contagiato. Bergoglio, infatti, proprio in quei giorni ha sviluppato una sindrome influenzale che lo ha costretto a saltare degli appuntamenti prefissati. Qualche giorno più tardi, però, il risultato del tampone effettuato sul Pontefice ha dato esito negativo. Sebbene la massima autorità dello Stato Pontificio non si sia contagiata, il Vaticano non è stato risparmiato dall’epidemia.
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Il primo caso accertato di Covid-19 nella Santa Sede è stato scoperto il 6 marzo. Da quel giorno si è deciso di prendere le medesime precauzioni che sono state prese nel resto d’Italia. In poco più di due mesi, la diffusione del virus pare sia stata controllata in maniera efficace e solo il 6 maggio è giunta comunicazione che il numero di casi confermati è salito a 12.
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A dare l’annuncio del dodicesimo caso di Covid-19 è stato il direttore della Sala Stampa Vaticana Matteo Bruni: “è stato recentemente confermato un nuovo caso positivo al Covid-19; il dodicesimo nello Stato della Città del Vaticano e tra i dipendenti della Santa Sede“.
Bruni, con una comunicazione rilasciata in serata ha spiegato che il dipendente ha lavorato da remoto sin dagli inizi di marzo e che al sopraggiungere dei sintomi è stato messo in isolamento fiduciario. Quindi ha concluso: “Prima del rientro sul luogo di lavoro la persona è stata sottoposta a test, con esito positivo, dalla Direzione di Sanità e Igiene del Vaticano ed è ora in osservazione presso la propria abitazione”.
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Luca Scapatello
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