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Coronavirus: quest’anno il Natale segni un momento di gioia autentica

Il premier Giuseppe Conte, nel comunicare ai cittadini la decisione di una nuova stretta, ha parlato del desiderio di fare passare a tutti “un Natale più sereno”. 

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Le parole del presidente del Consiglio chiamano inevitabilmente a una riflessione. Molti hanno commentato questa uscita come la conferma di un atteggiamento “paternalistico”, autoritario, fuori luogo. Altri hanno immaginato si tratti di un’utilizzo strumentale di una festività laica e religiosa, ma che per i credenti rappresenta un momento di grande importanza. Insomma, l’ennesima strumentalizzazione della religione.

Le parole del premier Conte e l’attesa del Natale di quest’anno

Per altri ancora, infine, quello di Conte era un auspicio sincero. In fondo di fronte alla paura, all’angoscia, alla preoccupazione montante che cresce ogni ora (a causa del bombardamento mediatico che si sta vivendo) chi non vorrebbe passare un Natale sereno, lontano anni luce da tutte queste questioni?

Eppure, il momento che stiamo vivendo è segnato dal Coronavirus. Molte persone sono spaventate per questa ragione. Perciò a Natale è necessario che gli italiani si ricordino di fermarsi in preghiera. Chi infatti è cristiano solo nominalmente, quest’anno dovrà necessariamente ricordarsi il significato profondo della propria fede. Racchiuso nella nascita di un Bambino grazie a cui il mondo ha conosciuto la Salvezza. 

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Con il Signore al nostro fianco nulla può fare paura

Di cosa allora dovrà veramente temere il cristiano? Il salmo 26 recita infatti: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario“.

“Prima del Concilio Vaticano le Messe di mezzanotte erano più frequenti, per alcuni erano tante, anzi troppe: ora di Messa di mezzanotte ce n’è solo una, ed è quella di Natale”, riflette su Agi don Mauro Leonardi. “La Messa di mezzanotte di Natale è una Messa esagerata. È la Messa di tutti quelli che non vanno mai a Messa ed è la Messa di tutti quelli che ci vanno sempre”.

A una fede conformista se ne sostituisca una autentica

Troppo spesso in questi anni si è sostituito a un cattolicesimo vissuto in maniera autentica, come dovrebbe essere, una fede abitudinaria fatta di routine e di conformismo. Quest’anno i cristiani più tiepidi avranno invece la possibilità di riscattarsi e di vivere a fondo il senso della venuta di Cristo, nostro Salvatore.

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Per don Leonardi, “la Messa che aiuta quelli che hanno una fede grossa grossa a guardare con comprensione quelli che ce l’hanno piccola piccola e che vanno alla Messa solo perché hanno la scusa di allontanarsi da tavola e da quei parenti di cui non si ricordano più neanche chi sono. È la Messa di tutti, come il Natale “sereno” che Conte ha in mente per tutti”.

Il Natale sia attesa di un momento di pace e serenità per tutti

Una Messa perciò che serve a ben poco se non intacca nel profondo le vite di ciascuno, se non interroga in maniera radicale ogni esistenza, la mente di ciascuno che si reca nella casa del Signore per accogliere la sua benedizione. Di fronte a tanti politici che si riempiono la bozza della fede cristiana presentandosi come nuovi personaggi messianici moderni, augurarsi un Natale sereno fatto di un incontro personale con il Signore che viene nella vita di ciascuno, non può essere che qualcosa di buono.

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Se a marzo il desiderio collettivo era quello di tornare a riabbracciarsi e a fare le vacanze in spiaggia, il Natale porti la speranza di una vita più vicina al Signore. Che dalla pandemia possa nascere la luce di nuove conversioni e di tanta gioia e serenità, di fronte a un periodo buio come quello che si sta vivendo.

Giovanni Bernardi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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