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Coronavirus, il Governo aveva il piano per prevenirlo. Ma non l’ha usato

Ritorna il Coronavirus, e il grande errore è stato la mancanza di prevenzione in questi mesi. Crisanti aveva consegnato un piano al Governo, ma è stato ignorato. 

Il governo aveva in mano un piano ben dettagliato per affrontare il ritorno del virus. Purtroppo l’ha ignorato e ora si rischia di pagarne duramente le conseguenze – photo web source

La strategia per affrontare la nuova ondata era insomma arrivata in mano all’esecutivo lo scorso 20 agosto, ma non è stata utilizzata. Un grave errore che ora rischia di costare nuovamente molto caro. Ancora una volta, infatti, l’Italia si trova impreparata di fronte all’allarme. Nonostante il dovere delle istituzioni pubbliche di mettere in atto un piano adeguato e all’altezza per fronteggiare la pandemia con il minor numero di effetti negativi.

La denuncia del prof. Crisanti: “Il piano per la prevenzione? Ignorato”

Il professore Crisanti, virologo dell’Università di Padova, da settimane va ripetendo gli stessi concetti, e g. Già da tempo aveva tratteggiato gli scenari che ci si sarebbe trovati di fronte in questi mesi. Suggerendo, in seguito, precise azioni di intervento, che però sono rimaste lettera morta.

Tra queste, il tracciamento automatico di tutte le persone che vivono insieme ai positivi. E un sistema di tamponi diffusi, se necessari anche fino a quattrocentomila al giorno. Per Crisanti in questo modo il Paese si sarebbe trovato molto più preparato all’attuale situazione.

L’epidemiologo dell’università di Padova Andrea Crisanti ha denunciato la mancanza di intervento da parte delle istituzioni pubbliche, che in questi mesi avrebbe potuto intervenire per la prevenzione e non l’ha fatto – photo web source

Il piano interamente pubblicato dal think-thank Lettera150

Il piano è stato peraltro integralmente pubblicato dalla rivista del think-thank “Lettera150”. Si tratta di un gruppo nato dall’incontro di circa 250 accademici di diverse discipline, tra cui lo stesso prof. Crisanti, nato proprio in seguito al primo lockdown.

Lo stesso professore ha commentato in maniera amareggiata questo fatto. “Non ho più avuto riscontri alla mia proposta”, ha spiegato. “Ora a distanza di quasi tre mesi vengono emanati nuovi decreti del presidente del consiglio, destinati ad impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio”, è la triste constatazione.

L’attuale strategia di emergenza non servirà a nulla nel lungo termine

Il punto è che ancora una volta il Governo cerca di rimediare al danno fatto cercando di bloccare tutti in casa, al fine di abbassare il numero di contagi. Ma poi il vero problema, spiega l’epidemiologo, è capire come continuare a mantenerli bassi. Altrimenti è tutto inutile.

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Vale a dire che c’è bisogno di mettere in piedi un sistema di contenimento del contagio e di controllo che possa permettere di vivere in sicurezza all’interno di una situazione di rischio pandemico. “Ancora una volta, tuttavia, si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi”, è quanto afferma Crisanti.

Una mancata risposta delle istituzioni che porterà a effetti disastrosi

“La mancata risposta a questa domanda ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione”. Ancora più nette sono le affermazioni dell’ordinario dell’Università di Torino e coordinatore di Lettera150 Giuseppe Valditara.

Per Valditara, infatti, in questi mesi “è mancato il coordinamento e la pianificazione delle azioni necessarie da parte del governo, che ben può sostituirsi anche a organi come Regioni e Comuni, come prevede espressamente la Costituzione, nel caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica”.

“Dai trasporti alla sanità, ci siamo fatti cogliere di nuovo impreparati. E le responsabilità sono ricadute tutte, di nuovo, su singoli cittadini ed enti locali”.

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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