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Coronavirus, Dio sconvolge la quiete per salvarci dal nostro baratro

Il Coronavirus ci ricorda la nostra finitezza di fronte a Dio, e ci invita a risorgere a uscire da quei sepolcri che oggi sono le nostre case. Per tornare a una vita nuova in Gesù.

Si tratta di quanto proclamato dal Predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa, in occasione della Celebrazione della Passione del Signore presieduta da Papa Francesco presso la Basilica Vaticana. “La pandemia del Coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità, quello dell’illusione di onnipotenza”, ha affermato il religioso.

Celebriamo quest’anno l’esilio della coscienza

“Abbiamo l’occasione, ha scritto un noto Rabbino ebreo, di celebrare quest’anno uno speciale esodo pasquale, quello dall’esilio della coscienza”. La croce di Cristo infatti ha rivoluzionato “il senso del dolore e della sofferenza umana. Di ogni sofferenza, fisica e morale. Essa non è più un castigo, una maledizione. È stata redenta in radice da quando il Figlio di Dio l’ha presa su di sé”.

Grazie alla croce di Gesù Cristo la sofferenza è diventata “sacramento universale di salvezza per il genere umano”. E allora, ha domandato il Predicatore della Casa Pontificia, “qual è la luce che tutto questo getta sulla situazione drammatica che stiamo vivendo?”. La risposta sta negli effetti di quello che sta succedendo. Non quelli negativi, a cui purtroppo assistiamo ogni giorno. Ma quelli positivi.

Un piccolo e informe virus ha sconvolto i nostri piani

“È bastato il più piccolo e informe elemento della natura, un virus, a ricordarci che siamo mortali, che la potenza militare e la tecnologia non bastano a salvarci”, è il centro dell’omelia pronunciata durante la celebrazione del Venerdì Santo. “L’uomo nella prosperità non comprende, dice un salmo della Bibbia, è come gli animali che periscono” (Sal 49, 21). “Quanta verità in queste parole!”.

Il Predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa – sourceweb

Quello che dobbiamo infatti comprendere è che “così fa a volte Dio con noi: sconvolge i nostri progetti e la nostra quiete, per salvarci dal baratro che non vediamo. Ma attenti a non ingannarci. Non è Dio che con il Coronavirus ha scaraventato il pennello sull’affresco della nostra orgogliosa civiltà tecnologica. Dio è alleato nostro, non del virus! Io ho progetti di pace, non di afflizione, dice nella Bibbia” (Ger 29,11).

Dio oggi piange per il flagello che si abbatte sull’umanità

“Se questi flagelli fossero castighi di Dio, non si spiegherebbe perché essi colpiscono ugualmente buoni e cattivi, e perché, di solito, sono i poveri a portarne le conseguenze maggiori. Sono forse essi più peccatori degli altri?”, domanda il religioso. Offrendo una risposta netta e indiscutibile. “No! Colui che un giorno pianse per la morte di Lazzaro, piange oggi per il flagello che si è abbattuto sull’umanità”.

Questo perché “Dio soffre, come ogni padre e ogni madre. Quando un giorno lo scopriremo, ci vergogneremo di tutte le accuse che gli abbiamo rivolte in vita. Dio partecipa al nostro dolore per superarlo”. Infatti, “essendo supremamente buono, ha scritto sant’Agostino, Dio non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono, da trarre dal male stesso il bene”.

Dio ha dato anche alla natura la libertà

“Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo Figlio sulla croce, a fine di ricavarne del bene?”, è la domanda conclusiva del Predicatore. “No, ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola però servire al suo piano, non a quello degli uomini. Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie. Non le suscita lui. Egli ha dato anche alla natura una sorta di libertà”.

Cioè “non ha creato il mondo come un orologio programmato in anticipo in ogni suo minimo movimento. È quello che alcuni chiamano il caso, e che la Bibbia chiama invece sapienza di Dio”.

Photo web: ottava pasqua meteoweb.eu

Ma c’è anche un frutto positivo che nasce dalla crisi: il sentimento di solidarietà. “Non dobbiamo sciupare questa occasione. Non facciamo che tanto dolore, tanti morti, tanto eroico impegno da parte degli operatori sanitari sia stato invano. È questa la recessione che dobbiamo temere di più”.

Giovanni Bernardi

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