Coronavirus, Bassetti: “la carica virale è bassa. La mortalità è azzerata”

Per il virologo Bassetti non bisogna preoccuparsi dei rialzi del contagio perché “nove contagiati su dieci sono asintomatici”, e “la mortalità si è azzerata”.

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Il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti – foto web source

Nell’ultimo bollettino relativo alla situazione in Italia del coronavirus si sono registrati 642 nuovi casi di contagio. Il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, intervistato dal Corriere della Sera, invita tuttavia a concentrarsi sulla parola “casi”. Ovvero non necessariamente persone malate.

Bassetti: il Coronavirus ha carica virale inferiore, è un fatto

Il novanta per cento infatti di questi pazienti, ha spiegato Bassetti, sono sì positivi al tampone ma asintomatici. Una presa di coscienza ripetuta più volte ma forse mai abbastanza, se spesso si continua a comunicare una situazione di malattia che però di fatto non corrisponde alla realtà delle cose.

Asintomatici, spiega Bassetti, “significa che non sono malati“. Ma che “devono essere, comunque, messi in quarantena”. Ovvero, spiega il medico, lo stesso “che succede per altre malattie infettive: se una persona, per dire, ha un’infezione da Pseudomonas, è da isolare, perché questo germe provoca gravi infezioni”.

MELBOURNE, AUSTRALIA – JUNE 29: A member of the ADF (Australian Defence Force) administers a COVID-19 test at Melbourne Showgrounds on June 29, 2020 in Melbourne, Australia. (Photo by Darrian Traynor/Getty Images)

Coronavirus, la distinzione tra contagi e malati che spesso si scorda

Una distinzione che, con tutta evidenza, dovrebbe rassicurare molte persone sui rischi e le prospettive che ci si presentano davanti oggi, uscendo per strada, recandosi al mercato, al negozio sotto casa, al bar. Bassetti ha spiegato che in questi casi non c’è nemmeno bisogno di alcuna terapia.

“Alcuni medici prescrivono cortisone o l’antibiotico azitromicina, ma non c’è alcuna ragione scientifica a supporto di queste prescrizioni”, ha commentato. C’è poi il tema della difficoltà di vivere in quarantena. Se si è in quarantena, non si può stare nemmeno a contatto con i propri familiari. Ma non tutti hanno la possibilità di isolarsi completamente, anzi. Di fatto solo molte poche persone possono permetterselo.

Le difficoltà di affrontare la quarantena spiegate da Bassetti

“Una persona in quarantena, se vive con altri, dovrebbe avere una camera e un bagno separati. E indossare la mascherina in caso di contatto ravvicinato“, mette in luce Bassetti. Poi c’è anche tutto il tema di come risalire alle persone con cui il contagiato è entrato in contatto. E non è affatto semplice. Il compito è attualmente in mano alle Aziende sanitarie.

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photo web source: ansa.it

Però ci si rende conto con tutta evidenza che i mezzi non sono semplici. Mettiamo il caso che una persona positiva si reca in discoteca: come si fa a risalire a tutte le persone con cui quella singola persona entra in contatto? Per quanto riguarda invece l’approfondimento del concetto di caso, il medico ha spiegato che esiste una classificazione della gravità dell’infezione da coronavirus redatta dal National Institutes of Health americani.

Coronavirus, le differenti situazioni cliniche che possono presentarsi

Bassetti ha spiegato che la più grave, ovvero la situazione “critica” di infezione generalizzata, porta a notevoli interventi respiratori, shock settico e danni in molti organi. Poi ci sono i “casi moderati”, che però “possono essere curati nei normali reparti di medicina interna degli ospedali”.

Sull’idea invece che il coronavirus stia diventando meno aggressivo, Bassetti ha citato una ricerca di imminente uscita che spiega come sembrerebbe che il virus sta “mordendo meno”. Anche se i motivi non sono ancora del tutto chiari. “Potrebbe essere dovuto a una ridotta carica virale, a una migliore assistenza dei malati, a qualche mutazione del virus stesso”, spiega il medico.

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Di fatto, però, “nei mesi di marzo, aprile, maggio al San Martino di Genova avevamo una mortalità dell’11% nei pazienti ricoverati. Ora è zero“.

Giovanni Bernardi

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