La Chiesa rinnova la sua posizione verso le coppie omosessuali

La nota della Congregazione per la Dottrina della Fede ribadisce, a proposito delle unioni omosessuali, qualcosa di già à ovvio e chiaro ma non per tutti.

coppie gay
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Il Vaticano ha così messo un freno su una tendenza che purtroppo sembrava prendere sempre più piede anche all’interno della Chiesa, e che in questo modo non potrà più avere alcun tipo di legittimazione. Perché ora la risposta, a chi si pone dubbi su questo argomento, da parte dell’ex Sant’Uffizio è chiara: “La Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso”.

Il documento che chiarisce il tema una volta per tutte

Il dicastero vaticano lo ha infatti scritto nero su bianco, con apposta al termine la firma del prefetto Luis Ladaria, e sulla quale Papa Francesco ha posto il suo assenso. La dichiarazione è diretta, come indicato nello stesso documento, verso tutti quei “progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso che si stanno diffondendo in ambiti ecclesiali”.

Un chiaro riferimento a quanto da tempo sta accadendo nella Chiesa tedesca, dove a bollire in pentola non è tanto un velato disaccordo su alcuni dettagli delle decisioni prese dalla santa Sede, a Roma, ma un vero e proprio tentativo di scissione, da parte di una delle conferenze nazionali più ricche di tutte, che si attua a partire proprio da quei temi morali e sociali maggiormente sensibili per il pensiero cattolico.

Le spinte della Chiesa tedesca e la risposta chiara del Vaticano

Gender, aborto, eutanasia, sacerdozio femminile, celibato sacerdotale, e di recente anche la questione dei matrimoni omosessuali: su queste tematiche e molte altre la Chiesa tedesca infatti chiede uno strappo da parte del Papa, minacciando altrimenti un distacco da parte sua. Alcuni sacerdoti, in Germania, hanno cominciato a fare in pratica di testa loro e sono arrivati persino a celebrare rituali farsa vagamente riconducibili a vere e proprie celebrazioni cattoliche, pur non essendole in alcun modo.

Ciò che mostra la Santa Sede non è tanto un’attacco a qualcuno in particolare, e in maniera pretestuosa. Infatti, si spiega persino che “non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita”.

La citazione dell’Esortazione di Papa Francesco Amoris Laetitia

In questo passaggio, la Congregazione vaticana si rifà a uno dei documenti più noti, e dibattuti, di Papa Francesco, ovvero Amoris Laetitia, l’Esortazione apostolica sull’amore nella famiglia. Stavolta il pronunciamento vaticano è quindi netto, e sbatte la porta in faccia a chiunque continua a strumentalizzare quelle famose parole pronunciate ai giornalisti nel volo di ritorno da Rio de Janeiro, nel 2013.

“Chi sono io per giudicare?”, affermò il Papa sul tema delle unioni omosessuali, continuando però la frase con un’affermazione che pochi si premurano di riportare. Ovvero, “se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà”. Quel Signore che cioè nel Vangelo indica molto chiaramente cosa è giusto e cosa è sbagliato, affinché l’uomo possa in definitiva salvarsi dal male.

La Chiesa “benedice l’uomo peccatore” ma “non il peccato”

Il documento vaticano offre perciò una vera e propria continuazione di quelle famose parole. Nel senso che non si tratta di comporre un’anatema contro chi ha determinati orientamenti di vita, ma di ribadire chiaramente qual è il pensiero della Chiesa di fronte a certi comportamenti, e di lasciare ben lontane ogni ambiguità e confusione generata in maniera strumentale.

La Chiesa, infatti, spiega il documento, “benedice l’uomo peccatore” ma “non benedice né può benedire il peccato”. Perciò è questa “la risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni”.

Ciò che viene benedetto deve essere espressione della Grazia

In sostanza, il problema sta nel fatto che “la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio”. Per la semplice ragione che “Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rifiutando ogni ingiusta discriminazione”, ma che allo stesso tempo le benedizioni appartengono ai “sacramentali”, a quei segni di origine sacra che richiedono alcune prerogative inderogabili.

Ovvero che “ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore”. Non si può benedire qualcosa che va al di fuori dell’insegnamento cattolico. Al contrario, “sono compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni”.

Il verdetto del Vaticano è chiaro e assolutamente incontrovertibile

Da qui, il chiarissimo verdetto. “Non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso”. Una unione, si continua ancora, “non ordinata al disegno del Creatore”.

Quindi, “poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale, invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del matrimonio, dato che non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

“Egli infatti ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo”

Nonostante ciò, la porta della Chiesa resta aperta alla misericordia che si esprime nella fede al Signore Gesù, unica via di salvezza e di verità. Di conseguenza, conclude il documento, “la comunità cristiana e i pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e delicatezza le persone con inclinazione omosessuale, e sapranno trovare le modalità più adeguate, coerenti con l’insegnamento ecclesiale, per annunciare il Vangelo nella sua pienezza”.

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Infatti, “Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare. Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo”.

Giovanni Bernardi

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