La straordinaria testimonianza di un sacerdote scettico, che vive un’esperienza tale da arrendersi all’abbraccio infinito di Gesù Misericordioso, proprio durante la canonizzazione di Santa Faustina Kowalska a Roma.

Una storia particolare che vede come protagonista questo giovane sacerdote: una devozione, per lui, all’inizio, “non importante” ma sulla quale ha dovuto far marcia indietro. Nel giorno in cui si festeggia proprio la Solennità della Divina Misericordia, è necessario porre l’attenzione su questo tema.
E’ stato in uno dei momenti più importanti della diffusione di questa particolare quanto bella devozione, che qualcosa nella sua vita è cambiato radicalmente. Cerchiamo di capire.
Sacerdote scettico si arrende ala Divina Misericordia
Quando pensiamo ad una conversione, la nostra attenzione cade subito verso coloro che sono lontani da Dio o che non sono credenti: un qualcosa, un evento, un momento particolarissimo che arriva come una luce abbagliante e cambia radicalmente il cuore e la prospettiva di vita. Ma quando la conversione prende chi, di suo, è già un uomo di Dio, allora la situazione cambia notevolmente. In occasione della Solennità della Divina Misericordia, raccontiamo la storia di un sacerdote che, all’inizio, si è mostrato alquanto scettico nei confronti di questa devozione ma che, proprio in un’occasione particolare, ha dovuto ricredersi.
Lui si chiama Roger, un sacerdote americano che lavora presso l’Osservatorio Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. La sua storia, che si intreccia sin da subito con la devozione alla Divina Misericordia, inizia già dai tempi del seminario quando era in un gruppo dove, in tanti, erano devoti e recitavano quotidianamente la Coroncina. “Mi invitavano spesso a recitare la Coroncina ma io gentilmente declinavo; pensavo di non aver bisogno di altre devozioni e che preferivo usare i grani del mio Rosario per questa preghiera mariana” – inizia a raccontare.
La sua idea non è cambiata nemmeno a Roma, fino a quando non è entrato nella chiesa di “Santo Spirito in Sassia”, alle spalle della Basilica di San Pietro, cuore e centro della devozione proprio alla Divina Misericordia. Padre Roger, passando un giorno fuori questa chiesa, la vede stracolma di giovani, tutti intenti a recitare devotamente la Coroncina: “Pensai che nonostante fossi un buon prete non avevo mai sentito la necessità di conoscere quella devozione semmai qualcuno mi avesse chiesto se fosse buona per la salute spirituale” – continua.
Il momento della svolta
Una iniziale curiosità in merito che lo porta ad acquistare, e a leggere, il diario di suor Faustina Kowalska: “[…] Iniziai a leggerlo ma mi sembrava che ripetesse sempre la stessa cosa con dei piccoli cambiamenti ogni volta, e non sapevo cosa fare con tutte quelle informazioni spirituali raccontate senza un metodo. Ne lessi metà ma non lo terminai. Sebbene alcuni punti fossero meravigliosi e non ci fosse nulla contrario alla fede, decisi di sospendere il giudizio fino a quando non avessi trovato tempo e voglia di finirlo” – spiega il sacerdote.

Ma c’è stato un giorno particolare che ha segnato, quella che possiamo definire, la sua “conversione”: il 30 aprile del 2000. Nel pieno dell’anno giubilare, quella mattina Padre Roger ha da poco celebrato messa all’interno della basilica di San Pietro, quasi semivuota. Come suo solito, poi, va a sedersi all’interno della Cappella del Santissimo Sacramento e, qui, attende leggendo il suo breviario, specie se il Papa stava celebrando in Piazza, vengano a chiamarlo per la distribuzione dell’Eucarestia ai fedeli lì presenti.
“Quel giorno, mentre finivo il mio ringraziamento, mi ritrovai a pensare all’improvviso che la canonizzazione di suor Faustina, avrebbe potuto essere la mia ultima occasione di partecipare a una Messa papale da quella prospettiva prima di tornare al mio paese” – spiega ed è proprio allora che, passata la porta santa (erano le 7.30 del mattino), si reca in Piazza San Pietro. Lì, al momento, c’erano solo gli operai che stavano sistemando le sedie e preparando il tutto per la Solenne celebrazione.
Il sacerdote pervaso dalla luce della Misericordia di Dio
“Mi chiedevo cosa avrei fatto nelle tre ore che mancavano all’inizio della Messa di canonizzazione, ma scoprii presto che non me ne sarei dovuto preoccupare. Avevo appena terminato le lodi mattutine che un signore mi chiese in italiano se lo potevo confessare. “Certo!”, gli dissi, lui s’inginocchiò nella dura pietra del pavimento della piazza e poco prima dell’assoluzione, una ragazza si era messa in fila. Mi chiese se la potevo confessare in spagnolo, le rispose che l’avrei fatto volentieri. Nelle tre ore successive, fino all’antifona di apertura della Messa, non feci altro che confessare” – racconta entusiasta, Padre Roger.

Tantissimi erano arrivati lì per partecipare alla canonizzazione dell’apostola della Divina Misericordia (suor Faustina) e, altrettanto tanti erano coloro che, proprio in quell’occasione, desideravano ardentemente avvicinarsi al sacramento della Riconciliazione: “[…] Ero completamente sbalordito dalla bellezza e dalla profondità delle testimonianze dei frutti che la devozione alla Divina Misericordia aveva portato in questa gente proveniente da tutto il mondo con differenti culture e lingue e vidi questi frutti dal profondo come solo un prete può vedere. La Messa iniziò e io non finivo di ringraziare il Signore per avermi portato fuori in quel posto e avermi usato come strumento per condividere la sua Divina Misericordia con così tanta gente“.
Davanti a quello che era stato il suo iniziale scetticismo verso questa profonda devozione, ora Padre Roger si era reso conto come l’aveva pienamente permeato, tanto da non riuscire a farne più a meno. Furono, inoltre, anche, le parole di Papa Giovanni Paolo II a catturarlo ancora di più: “E’ importante che accettiamo l’intero messaggio (dell’amore misericordioso di Dio) che ci arriva dalla Parola di Dio in questa seconda domenica di Pasqua, che da adesso in poi attraverso la Chiesa sarà chiamata “domenica della Divina Misericordia” – aveva detto il Pontefice nella sua omelia.
“Oggi, la Divina Misericordia mi ha cambiato la vita”
“Da quel momento in poi mi sentii chiamato ad essere un annunciatore particolare di quel messaggio. Mi resi conto che l’esperienza di quella mattinata era stata un dono di Dio affinché io vedessi la grandezza dei miracoli interiori che quella devozione poteva portare nei cuori della gente. Tornato in seminario, quella sera non riuscivo nemmeno a raccontare ai miei compagni l’esperienza fatta. Chiesi a un mio compagno molto devoto alla Divina Misericordia, come avessi potuto approfondirla tramite il “Diario”.
Sorrise e mi confessò di aver avuto lo stesso problema col “Diario”, poi tirò fuori dallo scaffale un libro di George Kosicki intitolato “Tell My Priests” (Dillo ai miei preti), un agile libretto che organizzava gli argomenti del diario specificatamente per i sacerdoti affinché imparassero la devozione e la trasmettessero al popolo chiaramente e con passione” – spiega ancora.
In questo libro, infatti, si “dimostrava chiaramente e in maniera convincente, che tutto, nella devozione della Divina Misericordia, non fosse altro che un’applicazione di quanto detto e fatto da Gesù nei Vangeli. Riusciva inoltre a sottolineare il messaggio di suor Faustina Kowalska di dire ciò ai preti, soprattutto che se un prete predica la Divina Misericordia anche il più grande peccatore sarebbe tornato a Dio” – afferma, ancora, il sacerdote.
Oggi, la Divina Misericordia è una devozione che ha cambiato completamente la sua vita e che lo ha portato a sperimentare, sempre di più, la gioia della vita con Cristo Risorto.
Fonte: fermenticattolicivivi







