Il confine tra l’obbedienza al mondo, e l’obbedienza a Dio

 

 

 

 

La nostra fede cristiana oscilla tra due poli opposti: obbedienza al mondo, obbedienza Dio.

E’ una scelta ardua e da fare ogni giorno, con la consapevolezza che Dio e il mondo non potranno dai dettare le stesse regole e, del resto, Dio non vuole che siamo tiepidi nelle nostre scelte.

Spesso inoltre sorgono altre incertezze, quando veniamo chiamati ad accettare umilmente di seguire le indicazioni della chiesa e dei suoi rappresentanti, siano essi i sacerdoti, a cui chiediamo delucidazioni, o il capo della chiesa universale: il Papà in persona.

In quel caso, il conflitto interiore da risolvere è tra ciò che ci indicano di fare e ciò che in effetti loro fanno. La chiesa vanta molti Santi, ma non tutti sono stati Santi nella chiesa; inutile negarlo, poiché le cronache lo confermano, non solo quelle di oggi che parlano di pedofilia, ma anche quelle di molti periodi bui della storia della chiesa e dell’umanità, intrise di scandali di ogni genere.

Come capire allora qual è la verità e fino a che punto la chiesa la detenga e sappia indicarla?

Ci aiuti la certezza che non siamo soli in questo, ne senza indicazioni.

In primo luogo ogni cristiano conosce le Tavole dei Comandamenti e la legge della carità e questo basta per dare a tutti una direzione di condotta; in secondo luogo sappiamo che le scelte migliori sono  fatte nel discernimento, quando facciamo agire lo Spirito Santo in noi.

Anche se, per fede e per disposizioni dottrinali, dovremmo ritenere che chi parla dal pulpito lo faccia per opera dello stesso Spirito di Dio, riflettiamo e comprendiamo, per amore fraterno, che tutti, anche i ministri del Signore, sono esseri umani e, per definizione, corruttibili.

Cosa ci garantisce allora che la nostra guida sia guida di Dio? Una intensa preghiera che apre le coscienze al Signore e null’altro, poiché ci sintonizza col sapere e il volere dell’Altissimo.

Il Concilio Vaticano II dice, in merito: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa questo, evita quest’altro. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità.”.

Pietro stesso, del resto, definito da Gesù la pietra su cui tutta la chiesa sarebbe stata costruita,  lo tradì, rinnegandolo poco prima della crocifissione. In seguito però seppe dare la vita per la propagazione del Vangelo. Lui fu il primo Papa e fu un discepolo diretto di Cristo, ma vacillò, cedette al timore, gli mancò il coraggio di dar retta alla propria coscienza; solo poi comprese e ritornò sulla retta via, la sola possibile.

Le vicende di Pietro spiegano, meglio di mille considerazioni, ciò che siamo: uomini in balia delle incertezze e del peccato, dal primo cristiano all’ultimo.

Nonostante ciò, Dio salva e guida sempre, se rimaniamo in attesa dei suoi segnali.

Che l’uomo non confidi mai nell’uomo, a prescindere dal ruolo che riveste, poiché, parafrasando Cristo, non può un cieco essere guida di un altro cieco.