La Chiesa di San Giovanni Calibita contiene al proprio interno l’immagine molto venerata dai fedeli, fin da un antico miracolo, della Madonna della Lampada.
La chiesa fu incorporata nella struttura del Fatebenefratelli. Negli anni settanta si è scoperto che questa fu costruita su un tempio di cui sono state rinvenute tracce negli anni Settanta.
In un primo momento la chiesa era dedicata a San Giovanni Battista. Anche se solamente nel cinquecento, in seguito alla vicenda miracolosa avvenuta nel fiume Tevere, assunse l’attuale nome, l’edificio è fatto risalire al quarto secolo. Precisamente al momento in cui vescovo di Porto, Formoso, vi si insediò dopo la sua fuga dai Saraceni.
In questa stessa chiesa nel 1119 si tenne la prima adunanza di cardinali e del clero romano per convalidare l’elezione di papa Callisto II, avvenuta a Cluny. Fu Martino IV ad eleggerla a parrocchia nel 1281. Un secolo dopo, Papa Urbano V soppresse il capitolo dei canonici di San Giovanni, perciò la chiesa venne affidata alla congregazione delle Benedettine Santucce, il cui nome derivava dalla loro riformatrice Santuccia Terebotti da Gubbio.
Nel 1584 la chiesa passò ai frati seguaci di Giovanni di Dio, per mano di Gregorio XIII, e l’ex monastero benedettino destinò alcuni locali per la cura degli ammalati. Nel 1640 ci fi una prima importante ristrutturazione della chiesa. Fu conservata solo la navata centrale, e le altre due vennero utilizzate come corsie dell’ospedale.
Nel settecento venne abbattuto il campanile di cui la chiesa era stata dotata a partire dal 1676, e quello attuale fu un rifacimento degli anni trenta. Mentre la facciata venne costruita nel 1711. La nuova pavimentazione risale al 1741, insieme all’intera decorazione fatta di marmi, stucchi e affreschi. Tra questi ultimi vi sono da segnalare quelli di grande bellezza, opera di Corrado Giaquinto.
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Nell’altare maggiore si vede un’ancora che mostra la Morte del Calibita di Giambattista Lenardi. Mentre infine sul primo altare a destra è collocato il venerato affresco miracoloso, risalente al trecento, raffigurante la Madonna della Lampada.
Giovanni Bernardi
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