“È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte.
Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.”.
Sono parole del Diario di Anna Frank, una ragazzina che, per sfuggire ai nazisti, passò molto tempo nascosta in una soffitta, insieme alla sua famiglia, con la costante paura di essere deportata, ma con l’immensa speranza che al male ci potesse essere una fine.
Dopo la vicenda, inelegante a dir poco, dei tifosi laziali che, in un impeto di spavalderia razzista, avevano affisso le immagini della piccola con indosso la maglietta della Roma, per insultare i loro rivali dell’Olimpico, sono state identificate una ventina di persone, tra cui tre minorenni, che verranno indagati, ora, per i fatti e denunciati per istigazione all’odio e alla discriminazione razziale.
All’ingresso della Sinagoga di Roma, come segno di scuse da parte della squadra laziale, il Presidente della Lazio Claudio Lotito, si era affrettato a deporre una corona di fiori bianchi e azzurri.
Purtroppo questo gesto, anziché placare in qualche modo le polemiche e l’indignazione della Comunità ebraica della capitale, ha provocato una serie di altri spiacevoli eventi.
Il Messaggero, infatti, ha pubblicato la trascrizione di un’affermazione che Lotito avrebbe fatto in quella circostanza: “Andiamo a fare questa sceneggiata.”, insieme ad altre frasi poco carine nei confronti delle vittime di questo atto antisemita.
Nonostante la pronta smentita di Lotito, alcuni ragazzi della Comunità ebraica avrebbero preso la corona deposta davanti alla Sinagoga e l’avrebbero gettata nel Tevere, in segno di profondo rammarico e disappunto per ciò che si sta perpetuando nei loro confronti.
Le vicende verranno presto chiarite o comunque sviscerate al meglio, non ci sono dubbi!
Intanto, a tutti coloro che useranno questa storia per istituire processi mediatici, contro l’una o l’altra parte, vorremmo ricordare che Anna passò dalla soffitta ad Auschwitz, dall’affetto dei suoi cari e dalle pagine del suo Diario ad ammalarsi di tifo esantematico, dal sogno di un futuro più roseo alla morte, a soli 16 anni.
Lei è un simbolo del sopruso e dei tanti respiri soffocati dalla cattiveria di altri esseri umani.
Lei non può essere icona di denigrazione!
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