Una casa voluta proprio da Papa Francesco per aiutare tutte le Suore in difficoltà. Si trova al quartiere Parioli di Roma.
Un antico stabile, messo a nuovo e donato alle suore: Papa Francesco ha voluto essere vicino anche alle religiose.
Religiose e non che hanno subito traumi, violenze, che sono in povertà: a loro Papa Francesco ha donato questo palazzo, stile Liberty, nel pieno centro del quartiere Parioli a Roma. Suore o ex suore, provenienti da ogni parte del mondo, che hanno un vissuto alle spalle non florido, fatto anche di violenze, possono chiedere ospitalità, aiuto e conforto proprio in questa struttura.
La maggior parte di loro provengono da Asia ed Africa: donne che hanno lasciato la vita in convento per una serie di svariate ragioni, che ora hanno anche bambini e che si sono trovate in mezzo a una strada senza più qualcuno che si prendesse cura di loro.
A loro è destinata questa residenza, voluta dal Santo Padre. “Creare a Roma una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via da noi o dalle superiori, in particolare nel caso che siano straniere”: questa fu la frase, pubblicata su un mensile de L’Osservatore Romano che suscitò scalpore. Una decisione del Papa che, dal clamore mediatico e non solo, si è rivelata subito operativa, perché Papa Francesco è sempre vicino agli ultimi e ai sofferenti.
Attraverso un reportage di Vatican Insider, del quotidiano La Stampa, ci si addentra in questo luogo che Papa Francesco ha affidato alle suore Scalabriniane, famiglia religiosa da sempre attenta ai temi sociali ed in particolare al dramma dei migranti. Una casa si trova in via Pineta Sacchetti, l’altra nel quartiere Parioli.
In entrambe, in mezzo a rifugiate e ragazze madri con bambini nati dopo una violenza, ci sono cinque ex suore che hanno abbandonato il cammino religioso. Tutte avevano preso i voti perpetui. Tra queste, la maggior parte ha subito traumi pari per impatto psicologico ad uno stupro.
“Il Papa ci ha chiesto carità verso ogni donna che soffre, incluse religiose che lasciano. Cade la categoria ex suora se non per l’accompagnamento personale nella ricostruzione del vissuto e nell’accettazione del fallimento” – ha detto suor Etra Modica, missionaria scalabriniana che collabora al coordinamento del progetto.
Dalla prima entrata nel 2017, ne sono arrivate altre tre: “Tutte hanno iniziato a collaborare con noi e ad aiutare le altre donne, non ex suore, che sono arrivate successivamente. Certo, ci sono limiti di permanenza qui di 6 mesi, ma non lo rispettiamo quasi mai. Non vanno via perché sono ancora molto fragili.
Quasi tutte non possono né vogliono tornare nei Paesi d’origine. Cosa farebbero andando lì? Per le africane ci sono questioni tribali, culturali, famiglie che le rifiuterebbero. Le indiane si portano dietro il discorso delle classi. Preferiscono rimanere e vivere di stenti, lavorare in nero” – ha continuato suor Etra.
Dagli aiuti della Comunità di Sant’Egidio, a quelli dell’Elemosineria Vaticana: tanti sono coloro che contribuiscono al mantenimento e alla sopravvivenza di questa bella struttura: “Il lavoro di recupero non è facile ma l’esperienza è bellissima. Ed è una sfida” – ha concluso suo Etra.
Una vera e propria sfida: una sfida già vinta in partenza da Papa Francesco.
ROSALIA GIGLIANO
Fonte: lastampa.it
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