Butterfly, la serie sul bimbo transgender arriva in Italia

ButterflyGiunge anche in Italia la serie tv ‘Butterfly’ che parla di un bambino transgender che si sente intrappolato nel corpo di un maschio ed alla fine diventa una bambina.

La prima stagione di Butterfly è stata un successo di critica e pubblico in Gran Bretagna. Il motivo di tale successo è che la serie tv tratta un tema molto discusso, ovvero il cambio di sesso in età pre puberale. Il titolo stesso della serie contiene una metafora di sicuro impatto il bambino si sente intrappolato nel suo corpo come un bruco ottiene la libertà e la sua forma definitiva (la farfalla) attraverso la transizione di genere (il bozzo). Protagonista è un bambino di 11 anni di nome Max, vittima di abusi e vessazioni da parte dei coetanei, che ricorre anche all’autolesionismo quando percepisce l’ostilità della società nei suoi confronti. La serie tv è stata presentata in anteprima italiana a Milano, al Fest (Festiva delle serie tv) ed anche dalla critica nostrana è stata accolta con discreto interesse. Questa verrà trasmessa in Italia dalla Fox a partire dal prossimo dicembre.

Butterfly, la serie sul bimbo transgender

Chiaramente la serie è stata acclamata dalla comunità LGBT come un contenuto che dovrebbe sensibilizzare sulla condizione di questi bambini. Ciò che emerge però con crudezza e che tutti coloro che non sposano la teoria gender sarebbero affetti da omofobia. Il concetto errato che si vuole fare passare è che chiunque, probabilmente per ideologia e morale di matrice religiosa, non sia d’accordo con tale teoria sarebbe affetto da una specie di patologia che gli farebbe vedere l’omosessuale (il transgender nello specifico) come qualcosa di cui avere paura. Il problema di fondo, dunque, è che non viene lasciato spazio al contraddittorio e che viene dato per assodato che tutti coloro i quali sono contrari debbano per forza scagliarsi con violenza, vessare o abusare delle persone che mostrano tendenze omosessuali. In questo modo emerge un’errata percezione del reale, come se ci fosse un’emergenza transfobia.

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Luca Scapatello