Bullismo legalizzato e crisi educativa oggi

Bullismo legalizzato e crisi educativa
bullismo e crisi educativa

Crediamo con convinzione che la radice dei recenti episodi di bullismo registrati dalla cronaca di questi giorni sia una spaventosa crisi educativa.

Il quotidiano nazionale La Verità, uscito in edicola per la prima volta il 20 settembre del 2016, sotto la direzione di Maurizio Belpietro, si segnala come un giornale particolarmente attento alla crisi antropologica in atto, e altresì alle questioni morali, bioetiche, educative e di fondo che interessano la nostra società, italiana ed europea.

Tra i vari nomi del giornale non possiamo non citare alcuni autori di netta ispirazione cristiana che lo rendono un ottimo strumento di analisi e di riflessione. Tra gli altri, si segnalano lo psicologo Claudio Risé, la scrittrice Silvana De Mari, gli apologeti Giuliano Guzzo e Marco Guerra, lo storico Francesco Agnoli e il vaticanista Lorenzo Bertocchi.

Nel numero di domenica 22 aprile 2018, un lettore, tal Giordano Citterio, scriveva una breve lettera al quotidiano sul problema dell’educazione, riemerso alla luce dei recenti atti di bullismo compiuti da studenti ai danni di maestri e professori. Il lettore ricordava che secondo quel gran pedagogo che fu Platone, “Se avviene che il maestro non osa rimproverare gli scolari, costoro si fanno beffe di lui”.

Era vero ai tempi del filosofo greco, ed è ancor più vero oggi, specie dopo la svolta dis-educativa e anti-educativa avutasi con il 68. Vietato vietare, La fantasia al potere, Fate l’amore non fate la guerra, Padre-padrone… Do you remember?

Giustamente, il giornalista Mario Giordano faceva notare nella risposta che la colpa non è (quasi) mai da una parte sola. Ovvero: sbagliano gli studenti, sbagliano i docenti, sbagliano i genitori, sbaglia l’amministrazione (giudici, tribunali, Tar), sbaglia in qualche modo il Sistema educativo come tale.

“Qualche tempo fa a Lecco un professore provò a sequestrare un cellulare a una studentessa che lo usava impropriamente durante le lezioni: è stato condannato per tentata violenza privata (…). A Guidonia uno studente si è presentato con sei dosi di marijuana in classe. Il prof l’ha beccato e denunciato, al processo è arrivata l’assoluzione (…). I prof avranno tanti difetti, ne potremmo parlare a lungo. Ma quando bocciano uno studente il Tar lo promuove d’autorità, se fanno una nota il giudice gliela fa cancellare, se osano togliere un telefonino vengono pure condannati per violenza privata. Per non dire dei genitori che non sono più genitori: sono i sindacalisti dei loro figli. Se vedono un brutto voto non si arrabbiano con l’asino, ma con l’insegnante. Platone aveva ragione ci mancherebbe. Ma provasse lui a insegnare in questo Paese che ormai ha buttato a mare il concetto stesso di severità”, così Giordano su La Verità (p. 22).

Tutto mi pare ragionevole e ben ragionato in questa risposta. I colpevoli della crisi educativa in atto sono… tutti quanti, nessuno escluso!!

I genitori in primis i quali tendono surrettiziamente all’amicizia e alla complicità coi propri figli. Ma il ragazzino oggi non manca certo di amici, a volte ne ha pure troppi, benché spesso più virtuali che reali. Nel periodo unico dell’adolescenza ha bisogno di guide, di esempi, di figure con cui identificarsi, di un padre (certo e stabile) e di una madre (idem). E non di 2 ennesimi amichetti, carini e complici delle loro marachelle.

Gli insegnanti poi hanno certamente ragione a protestare contro la maleducazione emergente, ma loro, come classe sociale, cercano di educare o si limitano (per principio) ad istruire e basta? L’istruzione è necessaria, ma senza educazione non si matura mai, o troppo tardi. Anche il criminale può riuscire ad esprimersi in inglese, a risolvere equazioni o ad usare con competenza computer e tablet, ma ciò non lo rende affatto meno pericoloso: è piuttosto vero il contrario.

Il giovane odierno infine bombardato da slogan fallaci come goditi la vita, do it, scialla, vivi e lascia vivere, etc. non è certo portato al sacrificio e all’impegno. Ma senza impegno e sacrificio, pazienza e lavoro su di sé ogni educazione, formazione e autodisciplina risulta impossibile. Senza neppur parlare delle correnti culturali ed ideologiche che, nei decenni scorsi, hanno avuto il ruolo nefasto di Cattivi Maestri per migliaia e migliaia di cittadini, genitori ed educatori, come il marxismo, l’anti-proibizionismo o la stessa mitizzata psicanalisi (cf. Ennio Innocenti, La psicanalisi di Freud e Jung, Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2018)

Bisogna ripartire dalle fondamenta. E a mio avviso urge fare esattamente il moto inverso del 68, una sorta di 68 al contrario. Una rivoluzione insomma non all’insegna dell’istinto e del ribellismo anarchico e distruttivo (droga, sesso e rock’n roll), ma dei valori morali, dell’altruismo, del merito, dell’ascesi che ogni perfezionamento culturale e umano richiede.

Senza moralità, prima o poi crolla ogni civiltà: anche quella ipoteticamente avanzata dal punto di vista tecnologico, scientifico e culturale. Se poi la scuola viene concepita (in alto e in basso) solo come mezzo per fare soldi e carriera, allora siamo fritti e davvero l’educazione civica ed i valori fondanti non si sa più dove e come trasmetterli.

In famiglia? Ma se i genitori rifiutano di educare perché è più comodo far finta di non vedere che punire, da chi potranno essere sostituiti?

Sempre sul quotidiano La Verità, il 21 aprile u.s., era stato pubblicato un box di sintesi sull’ultimo rapporto Eurostat sulla famiglia in Europa. Già sapevamo da precedenti studi che ci si sposa sempre meno, che i divorzi e le separazioni aumentano ogni anno e che i matrimoni civili tendono ovunque a superare quelli religiosi, mentre 50 anni fa erano, e non solo in Italia, oltre il 90% del totale…

Cosa ci dice di nuovo l’Ufficio statistico dell’Unione europea? Che “In Italia 1 bambino su 3 nasce fuori dal matrimonio” e che “degli oltre 5,1 milioni di bambini nati nell’Unione europea nel 2016 la maggior parte sia nata da genitori non sposati”: né in chiesa, né col rito civile.

Sono dati neutri e senza significato? Non è ammissibile pensarlo, per tante ragioni.

“In Italia lo scatto si è avuto tra il 2000 e il 2006: nel primo anno la percentuale di bambini nati fuori del matrimonio era del 9,7%, mentre nel 2006 è salita al 16,4% e da quell’anno è aumentata raggiungendo il 30% nel 2015”. Contemporaneamente, in molti paesi tale percentuale ha superato il 50%, come in Francia (58%), Svezia (54%), Danimarca (54%), Paesi Bassi (50,4%) e perfino nell’ex cattolicissimo Portogallo (52%)…

Se la curva non si arresta avremo sempre più bambini senza famiglie stabili e genitori fissi. Ma senza famiglie stabili ci saranno mai valori stabili cui dar credito e su cui fondare l’esistenza?

Società liquida, famiglia fluida e facilmente ricomposta (e a volte ri-ricomposta…), educazione carente od anche totalmente assente.

Dobbiamo arrenderci a questi dati di fatto e alle loro tristissime implicazioni etiche, oppure alzare lo stendardo della famiglia, dell’educazione, della religione, della (vera…) buona scuola e del necessario e improcrastinabile ritorno ai valori? Lo giudichi in coscienza il lettore.

Fabrizio Cannone