Bimba nata da mancato aborto, per i genitori un danno da risarcire.

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Quando la vita diventa un peso. Vi proponiamo un caso limite molto difficile anche da commentare:

Prima la madre, poi il padre, hanno fatto causa al medico che praticò (senza successo) l’aborto nel 2000 e chiesto un riconoscimento per aver cambiato città e lavoro per la necessità di mantenere quella figlia non voluta. La donna ha già vinto contro lo specialista, ora tocca all’uomo.

Sì, avete capito bene, la vita umana viene trattata come un incidente di percorso, come se questa figlia non fosse nata da un rapporto di amore libero, come se l’atto non fosse fortemente voluto da entrambi. Una vita che nasce non può essere considerata semplicemente un incidente di percorso e la voglia di vivere di questa bambina ha prevalso sulla voglia di morte dei genitori, che oggi dimostrando  tutta la loro insensibilità chiedono un risarcimento economico che possa compensare i disagi sostenuti a causa di quella nascita. Ma la figlia ormai  adolescente come si sentirà quando compreranno qualcosa per lei con i soldi frutto della causa vinta cosa gli diranno? ” Hai sconvolto “la nostra esistenza privata e lavorativa come era stata programmata”. “Compromettendo la nostra vita di relazione” Questa è la motivazione della sentenza di risarcimento incredibile ma vero.

Due genitori hanno fatto causa all’ospedale per “danni morali da nascita indesiderata”. La storia è diffusa da La Stampa che racconta la storia di una coppia della provincia di Alessandria: lui operaio qualificato, lei assunta in un’impresa di pulizie. Hanno già un bimbo che riescono in qualche modo a mantenere grazie ai due stipendi. Ma nel 2000 a seguito di un controllo medico la donna scopre di avere un fibroma e contestualmente di aspettare un altro bimbo. I medici le consigliano un aborto ma il raschiamento fallisce e se ne accorgono quando è troppo tardi. L’anno dopo nasce una bimba e per mantenere la famiglia il padre è costretto a trasferirsi a centinaia di chilometri per un lavoro economicamente più conveniente così da mantenere anche la nuova arrivata. Porta con sé tutta famiglia, con richieste di prestiti finanziari per far fronte alle spese.
Tutta colpa di quell’aborto non riuscito. Secondo i due genitori la risposta è sì, perché questa bambina ha comportato “ripercussioni sulla vita di relazione” e sconvolto “l’esistenza privata e lavorativa come era stata programmata”. Nel 2008 la donna, difesa dai legali Massimo Grattarola e Stefano Campora, chiese una risarcimento al medico che aveva effettuato il raschiamento non riuscito e all’ospedale di Alessandria, tutelato dall’avvocato Tino Goglino, dove l’intervento era avvenuto; la vicenda si chiuse con una transazione e il riconoscimento di una somma risarcitoria. Successivamente è anche il padre a ritenere di aver diritto a un risarcimento. Quella nascita gli ha cambiato la vita: cambi di lavoro, traslochi da una regione all’altra, meno tempo a disposizione per il tempo libero. Ma la causa viene stata rigettata in primo e in secondo grado. Ora è sul tavolo dei giudici di Cassazione che metteranno la parola fine a questa storia, di cui spera che quella bimba, ora adolescente, non abbia mai saputo nulla.