Bill Wiese: viaggio all’inferno, andata e ritorno!

Bill Wiese: Ecco l'inferno in cui ha sostato per 23 minuti
Inferno

Si chiama Bill Wiese e, attraverso libri ed interviste, narra quella che sarebbe stata la sua esperienza all’inferno, luogo in cui dice di aver trascorso 23 lunghissimi minuti.
Una sera, dopo aver partecipato ad un incontro di preghiera con la moglie, aveva fatto ritorno a casa, come al solito.
Dopo essersi addormentato, ha sentito sete. Così, alle tre di note, si è alzato dal letto per andare in cucina a bere.
In quel momento, è avvenuto qualcosa di mistico, di straordinario e terrificante allo stesso momento.

Bill Wiese ha sentito la sua anima uscire dal corpo e venire risucchiata in un altro luogo.
E’ stato proiettato in una prigione, col pavimento fatto di pietre roventi. Era sorvegliato da esseri demoniaci molto alti, squamosi e deformi.
Era il 22 Novembre del 1998, una data che Bill Wiese non potrà mai dimenticare.
Quegli esseri non facevano altro che bestemmiare e maledire Dio. Lo strattonavano e lo sbattevano al muro ripetutamente, poi gli infilavano gli artigli nel petto, senza mostrare alcuna misericordia -sottolinea.

Intorno a se non vedeva nessuno, era da solo e tutto era circondato dal fuoco. Ha visto, poi, un abisso, davanti alla sua prigione, in cui le fiamme si allungavano, dal pavimento fino al cuore della terra; tra di esse, sentiva e vedeva gemere delle persone, che bruciavano e urlavano ininterrottamente.
Erano milioni, che agonizzavano, senza ottenere nessuna compassione.
Sentiva anche un forte odore di zolfo, tanto che aveva l’impressione di soffocare in continuazione. Provava un’arsura terribile, ma non poteva trovare un goccio di acqua, in quel luogo.

Aveva ancora la sensibilità del proprio corpo -come del resto quelli tra le fiamme- per questo e per la pena che provava, ha cominciato a desiderare di morite, di volersi annientare, pur di non stare in più in quel posto, ma la sua sensazione era di non poterlo fare, di essere destinato a rimanere in quella prigione per sempre, senza alcuna possibilità di salvezza, di fuga o di riscatto.
Era semplicemente terrorizzato, non resisteva a quei tormenti; il pensiero di stare li per l’eternità era orribile, insostenibile.
Dunque, ha invocato Gesù, che gli è apparso subitaneamente, immerso in una luce abbagliante, in mezzo a tante tenebre.
Bill Wiese ha riconosciuto la sagoma di un uomo ed è svenuto ai suoi piedi.
Quell’uomo gli ha confermato di essere il Cristo e lo ha toccato. Solo allora, ha cominciato a riprendersi, a domandare perché fosse stato destinato a quel posto, in cui non poteva sentire la vicinanza di nessuno, neppure delle altre anime perdute, e l’amore era assolutamente assente.

Gesù, allora, gli ha spiegato che tutto ciò sarebbe servito a testimoniare al mondo che l’inferno e quella solitudine devastante esistono davvero, per le anime di coloro che rinnegano Dio, senza pentirsi delle proprie mancanze.
Ed è spaventoso, esattamente come ce lo potremmo immaginare.
Bill Wiese aveva anche inteso che fosse in una posizione geografica precisa, sotto terra, e che all’inferno ci fossero gradi di sofferenza diversi, a seconda dei casi vissuti dagli uomini che vi sostavano.

Il compito di ogni cristiano è di annunciare la Parola di Dio, replicando anche quell’immagine dell’inferno e della perdizione eterna.
Ovviamente, la vita di Bill Wiese, è cambiata per sempre, da quella notte.
Ha lasciato il suo lavoro da immobiliare, per parlare a tutti della sua esperienza.
Sottolinea che non è importante che crediamo alla mia testimonianza, ma che approfondiamo il messaggio di Dio e cerchiamo di attualizzarlo, ogni giorno.

Antonella Sanicanti