Verso la causa di beatificazione di Benedetto XVI: emerge il racconto di un prodigio straordinario avvenuto per sua intercessione mentre era ancora in vita.

È possibile che avvenga, e si spera presto, l’apertura della causa di beatificazione di papa Benedetto XVI. Risulta il desiderio di molti, tutti coloro che lo considerano di fatto già nella beatitudine eterna per la santità che emanava. Tra coloro che auspicano un avvio del processo canonico c’è il suo segretario personale, mons. Georg Gänswein, ora nunzio apostolico negli Stati baltici.
La fama di santità è il primo elemento che conduce all’apertura dell’inchiesta diocesana di accertamento delle virtù eroiche di un candidato alla beatificazione. E questo è certamente presente riguardo la figura di papa Ratzinger, a 3 anni dalla sua morte. Tra i ricordi legati al grande esempio di fede che ha lasciato, c’è anche quello di un miracolo avvenuto quando lui era ancora in vita e che lo vede un chiaro intercessore.
Papa Benedetto XVI verso la santità e il miracolo che compì in vita
Per l’avvio del processo canonico di beatificazione nei casi ordinari bisogna attendere che siano trascorsi 5 anni dalla morte del candidato agli onori degli altari, a meno di deroghe particolari. Questo tempo serve generalmente per attestare che la fama di santità sia ancora ben presente e che anzi si accresca nel tempo.

C’è chi desidererebbe che a papa Benedetto XVI fosse riconosciuto anche il titolo di Dottore della Chiesa, per l’innegabile enorme contributo che ha dato sul piano teologico. Ma per arrivare a quel passo è necessario che sia già avvenuta la canonizzazione.
Secondo le norme più recenti, il processo che porta alla proclamazione di santità prevede che avvenga un miracolo affinché venga dato il titolo di Beato e un successivo miracolo per quello di Santo. I miracoli in cui l’intercessione sarebbe avvenuta durante la vita non rientrano tra quelli necessari per questi step del processo, ma sono sicuramente attestazioni importantissime della santità, dell’unione vissuta con il Signore.
Esiste un caso, già noto da diverso tempo, che suscita emozione e svela evidentemente tanto su Benedetto XVI. Il fatto risale al 2012, ed ha come protagonista un ragazzo che adesso è diventato un sacerdote.
L’incontro con il papa tedesco e la guarigione inspiegabile
Peter Srsich era un giovane del Colorado, di 17 anni, a cui era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin in stadio avanzato, il quarto, e un tumore ai polmoni che gli premeva sul cuore. Il cancro era talmente esteso che i medici ritenevano rischioso persino somministrargli l’anestesia per effettuare una biopsia.

L’associazione americana Make a wish, che propone a bambini e ragazzi colpiti da malattie potenzialmente mortali la possibilità di realizzare un sogno gli diede la possibilità di realizzare il suo desiderio: incontrare il papa. Così nel maggio 2012 si recò a Roma con la famiglia e partecipò all’Udienza Generale di papa Benedetto XVI.
Alla fine dell’Udienza ebbe l’opportunità di un breve incontro di saluto con il pontefice. Gli chiese una benedizione. Papa Ratzinger gli pose la mano destra sul petto, esattamente nel punto in cui c’era il tumore, nonostante il ragazzo non gli avesse ancora detto del cancro. Questo gesto colpì molto l’attenzione, perché generalmente le benedizioni vengono date ponendo la mano sulla testa.
Quel che accadde dopo ha dell’inspiegabile scientificamente. Peter in seguito guarì totalmente da una malattia estremamente grave e per cui i medici non avevano dato speranze. La guarigione fu completa e clinicamente inspiegabile. Il ragazzo poi seguì la via del sacerdozio e nove anni dopo quell’incontro in Vaticano, è stato ordinato sacerdote.







