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Un bambino dice: “Dirò cosa mi hanno fatto a Dio”

Bambini in guerra

“Dirò cosa mi hanno fatto a Dio, gli dirò tutto”, dice un bambino!
Questo nostro mondo, che si dice civile e civilizzato, può permettere che un bambino muoia dicendo queste parole?
Io credo proprio di no, ma la realtà è che sono passati anni, dal momento in cui i bambini siriani hanno cominciato a morire; sono passati sette lunghi anni in cui la Sira (e non è il solo caso della storia o del momento) è stata esposta al fuoco di armi, che spazzano via la vita dei civili, senza che qualcuno voglia davvero smettere di combattere.

Quel bambino siriano aveva soltanto tre anni ed è una delle tantissime vittime dei bombardamenti, della guerra.
Quando si leggono certe notizie, mi pare di vedere l’esercito del male che avanza alla carica, distruggendo qualunque cosa sia vita, qualunque vita implori pace o pietà.
Un’immagine crudelissima che noi -grazie a Dio- possiamo solo immaginare, come facente parte di quei film dark fantasy, in cui i demoni sbucano dalle viscere della terra e rubano le anime delle creature innocenti.

“Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!”.
Così dice il Vangelo, ma -si sa- i terroristi non conoscono la Parola di Dio e sembrano non conoscere nessun Dio, degno di questo nome.
Spostiamoci in Iraq, a Mosul, dove la tendenza dell’Isis è dirigere verso i militari degli scudi umani. Sono famiglie, con donne e bambini in prima fila del popolo che stanno opprimendo, che dispongono intorno ai loro combattenti, per proteggerli.

Inoltre sistemano delle mine, in modo che l’esercito non si avvicini. Seppur riuscisse ad evitare le mine, dovrebbe sparare contro quelle famiglie, prima di raggiungere gli jihadisti.
Ma non è tutto, non è ancora questo l’apice della crudeltà che riescono a concepire.
Impiegano soldati sempre più giovani, ragazzi, ma anche bambini. Li chiamano “leoncini” e sono dei veri e propri carri armati umani, pronti ad uccidere o a farsi saltare in aria. E nemmeno questo è tutto.
Quei bambini non sono figli di jihadisti, ma dei loro prigionieri, addestrati alla crudeltà e alla cattiveria!

I soldati si aspettano di trovarseli schierati in strada e di doverli trucidare.
Ecco che l’orrore diviene allora insopportabile e l’equazione è subito fatta: in Iraq (e in chissà quante parti del mondo), l’Isis costringe il popolo, che ha deciso di massacrare, a sparare sui loro stessi figli, quelli che avrebbero dovuto accompagnare a scuola, quelli che sarebbero dovuti essere il futuro della Nazione.
E’ così che la guerra non uccide solo il corpo, ma anche l’anima, e peggiora malamente l’uomo, trasformandolo in una bestia assetata di sangue.
Com’è possibile arrivare a tanto? Come è possibile che le forze internazionali stiano a guardare?

Noi possiamo fare solo una cosa: gettarci in ginocchio, davanti a Gesù Sacramentato, e mettere, una dopo l’altra, queste piccole anime tra le braccia di Cristo.
Quell’ultimo sospiro del bambino siriano:“Dirò cosa mi hanno fatto a Dio”, diventi il grido della nostra invocazione di pace.
Antonella Sanicanti

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