Maurizio De Santis era una ragazzo moderno che sin da piccolo aveva coltivato la sua passione per la danza, ballava l’hip-hop (genere legato alla musica rap), e sognava una carriera in questo campo, magari condita dal successo. Quando non ballava o andava a scuola, Maurizio passava il suo tempo libero con gli amici e con la sua ragazza, ma un giorno le sue abitudini e le sue priorità sono state messe a soqquadro: la sua ragazza, molto religiosa, gli chiese di accompagnarla in pellegrinaggio a Medjugorje, lui era restio ma per amore l’accontentò. Una volta giunto nel paesino bosniaco capì che la sua vocazione era quella sacerdotale e da quel giorno intraprese il cammino verso Dio. Adesso, a 32 anni, Padre Nike (come lo chiamano i più giovani) cerca di trasmettere alle nuove generazioni l’amore per Dio e lo fa anche attraverso il ballo e la musica.
Intervistato da ‘Informazione Musica Cristiana’ padre De Santis racconta il momento in cui la sua vita è stata sconvolta dal Signore: “In quel luogo accadde qualcosa di sconvolgente da cambiare radicalmente la mia vita. Quel Dio che prima avvertivo lontano e insignificante, improvvisamente diventava ‘vicino’ e dava senso a tutta la mia vita. Tutto ciò cui avevo mirato fino al quel momento perse di significato. La danza, il successo, la carriera, la ragazza: tutto mi lasciava indifferente. Ero sconvolto interiormente. Quasi una malattia. Tanto che gli amici che mi stavano attorno non facevano che domandarmi se stessi bene, in salute. In realtà io stavo benissimo. Avevo incontrato Dio”.
Il sacerdote spiega che la sua passione per la danza non si era comunque sopita e che non voleva rinunciare ai suoi sogni, così ha fatto un provino per ‘La Scala’ di Milano ed è stato preso, ma ciò nonostante sentiva un vuoto dentro che il ballo non colmava, così ha chiesto ausilio al sacerdote della sua chiesa: “Il mio parroco non mi invitò ad un pellegrinaggio giovanile al Santuario si San Gabriele, a Isola del Gran Sasso (Teramo). Ci andai di malavoglia e qui accadde l’incredibile. Ancora oggi non trovo parole per descrivere quello che provai. Avevo davanti un Santo, che come me aveva amato la danza: un giovane brillante, elegante,sportivo, un giovane amante della vita. Ma aveva rinunciato a tutto per seguire la voce di Dio. Se non lo avesse fatto non credo sarebbe diventato quel che è: un protagonista. Mi dissi che se c’era riuscito Gabriele, avrei potuto riuscirci anch’io”.
Intrapreso il cammino verso la Croce c’era ancora qualcosa che non andava, la sua voglia di danzare non era ancora sopita. Chiese consiglio ai vari sacerdoti ma questi gli risposero che le due attività erano inconciliabili e lui era tormentato poiché non si capacitava del perché continuasse a desiderare di ballare, un giorno trovò la sua risposta: “Io continuavo a chiedermi perché mai il desiderio di danzare insistesse se l’inconciliabilità era autentica. Finché il Superiore provinciale non mi concesse di vivere per alcuni mesi in una comunità che ha come carisma l’evangelizzazione tramite lo spettacolo. In quei mesi mi servii della danza per annunciare il Vangelo. Adesso su incarico del Superiore mi occupo della pastorale giovanile vocazionale presso il Santuario di S. Gabriele. Aiuto i giovani a scoprire il progetto di Dio in loro e ripeto che la vocazione consiste nel dare il massimo di sé perché la vita sia spesa nel modo migliore”.
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