Papa Leone XIV all’Angelus domenicale si sofferma sul coraggio di portare l’annuncio evangelico e afferma che “il Vangelo di chiede il rischio della fiducia“.

Anche oggi, 25 gennaio, si è svolta la consueta recita dell’Angelus domenicale di papa Leone XIV affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico. Partendo dal Vangelo del giorno, il pontefice ha fatto riferimento all’inizio della predicazione di Gesù e alla chiamata degli apostoli.
Il Signore comincia a predicare dopo che Giovanni Battista è stato arrestato, in un momento che poteva sembrare non favorevole. Ma porta l’annuncio che il Regno dei Cieli è vicino. Allo stesso modo, nella nostra vita, ci sono momenti che non ci sembrano adatti ad annunciare il Vangelo, dice, il papa, ma anche quando tutto sembra oscuro bisogna farlo.
Papa Leone all’Angelus esorta ad annunciare con coraggio perché il Vangelo chiede il rischio della fiducia
L’annuncio del vangelo “anche nella nostra vita personale ed ecclesiale talvolta causa delle resistenze interiori o di circostanze che non giudichiamo favorevoli“, sottolinea il papa. Così noi pensiamo che non sia il momento giusto per parlare di Gesù e per annunciare il Vangelo.

“Il rischio è quello di rimanere bloccati nell’indecisione o prigionieri di un’eccessiva prudenza, mentre il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia“, afferma papa Leone. Ci ricorda, infatti, che “ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo prontio la situazione non sembra la migliore“.
Inoltre, il brano evangelico di oggi ci mostra come Gesù è venuto per tutti, non solo per i giusti. Infatti la sua predicazione inizia da Cafarnao, che era sempre in Galilea come Nazareth, ma un territorio abitato soprattutto da pagani e terra di passaggio e di incontri.
Ciò fa comprendere come, pur venendo da Israele abbia voluto superare i confini della propria terra e mostrarsi come “il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo perché è puro, ma si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane“.
Bisogna pertanto vincere la tentazione di chiudersi, e annunciare il Vangelo in ogni circostanza e in ogni ambiente, è quanto il Santo Padre invita a fare, “perchè sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli“.
La Domenica della Parola e il pensiero all’Ucraina
La certezza che dobbiamo portare nel cuore è dunque, “la gioia di sapere che ogni tempo e ogni luogo della nostra vita sono visitati da Lui e attraversati dal suo amore“, ha concluso il papa. Dopo aver recitato la preghiera dell’Angelus e impartito la Benedizione apostolica, il Santo Padre ha rivolto il pensiero alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si conclude proprio oggi.
Ha poi ricordato che questa domenica, la III del Tempo ordinario, è la Domenica della Parola, come istituito sette anni fa da papa Francesco. L’intento è stato quello di promuovere in tutta la Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola di Dio nella liturgia e nella vita delle comunità.
Il pensiero del papa è andato poi all’Ucraina che anche in questi giorni è colpita da continui attacchi e le popolazioni sono esposte al freddo dell’inverno. Ha espresso la sua vicinanza e la sua preghiera affermando di seguire con dolore quanto accade.
“Il protrarsi delle ostilità con conseguenze sempre più gravi tra i civili allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura” sono state le sue parole. Ha voluto invitare ad “intensificare gli sforzi per porre fine a questa guerra“. Un ultimo pensiero è andato ai malati di lebbra di cui oggi ricorre la Giornata dedicata.







