Il pontefice si sofferma, dunque, sull’adozione di Patto Mondiale sui rifugiati che permetta il raggiungimento di “Un’intesa per assicurare, con responsabilità e umanità, l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese”. Ma se il patto tra le nazioni mondiali è un passo importante verso una migrazione sicura, ordinata e regolare, l’impegno dei cittadini è quello che non deve mancare per non rendere la permanenza nel Paese un proseguimento di un incubo senza fine: “Ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anch’essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono”, dice il Santo Padre che poi aggiunge come proprio questa disponibilità sia la soluzione a “Tanti problemi” legati all’immigrazione.
Nella parte finale dell’Angelus, Bergoglio invita i fedeli e le nazioni a non dimenticare quei Paesi che sono in guerra da diversi anni e di cui non si parla come della Siria (ad esempio) per la mancanza di un intervento internazionale. Tra questi c’è sicuramente lo Yemen, in guerra dal 2015. Lo Yemen è in una situazione politica sociale disastrosa, ricorda il Santo Padre, motivo per cui sarebbe necessario un intervento internazionale per favorire un armistizio che salverebbe molte vite.
Luca Scapatello
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