Covid-19, Andrea Bocelli è guarito. Il suo sangue per la sperimentazione

Il cantante lirico Andrea Bocelli ha confidato al ‘Corriere’ che lui e tutta la sua famiglia hanno preso il Covid-19, ma per fortuna stanno tutti bene.

Foto dal web

Consapevole dell’importanza della sperimentazione l’artista di Lajatico ha donato il suo sangue per la sperimentazione sul plasma iperimmune.

Il cantante lirico conferma di aver avuto il Coronavirus

Raggiunto dal ‘Corriere’, il cantante lirico Andrea Bocelli ha confidato di essersi preso il Covid-19. La malattia risale ai primi giorni della diffusione pandemica nel nostro Paese e per fortuna i sintomi sviluppati non sono stati gravi come quelli di altri persone: “La mia esperienza con il coronavirus? Una ‘tragedia’, siamo stati contagiati tutti in famiglia con tanto di febbre se pur bassa, starnuti e tosse”.

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La conferma che quella che avevano preso in famiglia non era una semplice influenza, il cantante l’ha ricevuta con il risultato di un tampone lo scorso 10 marzo. Già allora, però, il peggio per lui era superato: “(stavo) Così bene che ho fatto un tuffo in piscina”. Il 12 aprile, infatti, l’artista toscano era in perfetta forma ed ha tenuto un concerto per Pasqua al Duomo di Milano.

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Andrea Bocelli: “Per fortuna non sono un politico”

Visto che ha superato la malattia, adesso Bocelli si vuole rendere utile a sconfiggerla definitivamente. Insieme alla moglie Veronica ha deciso di prendere parte alla sperimentazione nazionale del Plasma iperimmune che viene condotta a Pisa. I due coniugi hanno donato il loro sangue ricco di anticorpi che servirà per testare l’efficacia del plasma sui pazienti ancora affetti da Covid-19.

Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza, il cantante difende la classe politica dalle accuse: “Grazie a Dio io non ricopro ruoli politici e non sono chiamato a prendere decisioni e non vorrei essere nei panni di chi queste decisioni le deve prendere”. Quindi invita gli italiani a non temere troppo il contagio: “Sono troppi coloro che temono questo virus come la lebbra in un Paese in ginocchio, un comportamento incomprensibile. Troppo allarmismo in questa fase. Era giustificabile all’inizio ma dopo due o tre mesi abbiamo le cure, il virus pare si sia indebolito, e ci sono delle valutazioni da fare adesso”.

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Luca Scapatello

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