Allarme pornografia, un vero flagello

Allarme pornografia
Pornografia una schiavitù

E’ un vero e proprio “allarme pornografia”, un vero flagello: nel 2015 i Vescovi americani hanno emanato un documento di critica alla pornografia, intitolato Create in me a clean heart: a Pastoral Response to Pornography ovvero, “Crea in me un cuore puro: una risposta pastorale alla pornografia”.

Secondo la Radio Vaticana, si tratta del “primo documento pastorale dell’episcopato statunitense che affronta in maniera organica quella che viene definita una vera propria industria del peccato che fattura ogni anno miliardi di dollari negli Stati Uniti. I vescovi osservano con grande preoccupazione la pervasività del fenomeno che ha raggiunto oggi livelli inauditi nel Paese, producendo – si afferma – una società iper-sessualizzata, dove la mercificazione del corpo è diventata la normalità, con grave danno al bene comune e in particolare alla famiglia, nucleo fondamentale della società” (17.11.2015).

Ma questa non è che una delle ultime denunce della Chiesa cattolica su di un fenomeno nefasto e dai tanti risvolti che, iniziato già con la nascita della fotografia a fine Ottocento, è esploso universalmente nella seconda metà del Novecento, prima con il cinema, poi con la televisione e le videocassette.

L’avvento di internet, sorto tra la fine del XX e l’inizio XXI secolo, ha drasticamente peggiorato le cose. Oggi, oltre la metà della popolazione mondiale dispone di un accesso al web (domestico o al lavoro), e molti di più sono coloro che ne fruiscono e lo consultano, per esempio nei locali pubblici, in ufficio o negli internet point. Alcuni dati spaventosi sono raccolti da Antonio Morra (cfr. Pornotossina, 2016, pp. 154, euro 10). Secondo questo autore, i siti porno recensiti sono oltre 4 milioni nel mondo, il 90% dei ragazzi sotto i 16 anni ha visto almeno un video di natura pornografica, etc. etc.

A fronte del fatto che la pornografia sul computer sarebbe oggi visionata dalla gran maggioranza degli uomini, e da moltissimi ragazzi a partire da un’età sempre più bassa, si registra un aumento di saggi e studi che denunciano le cause e le conseguenze destabilizzanti e socialmente allarmanti del fenomeno.

Per esempio Tebaldo Vinciguerra, membro del Dicastero dello Sviluppo umano integrale, nell’ultimo suo libro (cf. Pornografia. Cosa ne dice la Chiesa?, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2017) fa un’ottima sintesi delle prese di posizione dei Sommi Pontefici sullo spinoso argomento. Il testo, che si avvale delle prefazioni dei cardinali Oscar Maradiaga (presidente di Caritas internationalis) e Jean-Pierre Ricard (arcivescovo di Bordeaux) e della postfazione del cardinal George Pell (prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede), ricorda le ragioni dottrinali delle numerose condanne della pornografia, da Pio XII (1939-1958) sino ad oggi.

Condanne significative, articolate, ben strutturate e del tutto ragionevoli anche per un non credente. Secondo l’Autore, nei tempi odierni “la sua diffusione è capillare. S’introduce sempre più esplicitamente nei media, videogiochi e fumetti che non sono inventariati come pornografici, sui social network. Essa ispira numerosi videoclip che accompagnano canzoni, senza parlare dei numerosi supporti pubblicitari o del cinema (…). Quanto a internet (…) si costata facilmente che è letteralmente sommerso dalla pornografia che ne ha iniziato molto presto la conquista” (pp. 19-20).

Vinciguerra individua tre cause della diffusione della pornografia nel Novecento: una causa morale, una lucrativa e una libertaria. Quanto alla prima causa, Giovanni Paolo II nel 1999 diceva così: “si diffonde un soggettivismo che troppo spesso equivale in concreto al venir meno di ogni autentico principio e criterio etico, lasciando libero il campo al prevalere dell’egoismo, alle mode consumistiche e ad un disgregante clima di erotismo” (Discorso del 20 maggio 1999, cit. a p. 52). Paolo VI nel 1970, dichiarava che la pornografia “è come una droga pervertitrice, che si infiltra sottilmente, assopendo, ottundendo e guastando lo coscienze” (Discorso del 13 settembre 1970, cit. a p. 47).

Milioni e milioni di persone, se ha ragione Paolo VI, hanno le coscienze guastate, dunque… Come stupirsi allora della corruzione, dell’ingiustizia, della violenza e delle altre negatività del mondo contemporaneo?

La causa lucrativa del mercato del porno è altrettanto significativa. Internet registra un tasso altissimo di visitatori di siti pornografici (anche a pagamento), che probabilmente sono i più visitati in assoluto, con una industria colossale dietro. Le giovani e i giovani di oggi, con una disoccupazione alta più o meno ovunque, sono posti nella tentazione di vendere il loro corpo (e la loro anima…) per sbarcare il lunario. La pornografia batte d’un sol colpo e per il fatto stesso detronizza la cultura, l’arte, lo sport, la scienza, e le mille altre cose utili che potrebbero ricercarsi sugli schermi di casa. Triste realtà quella dell’appiattimento culturale, a sua volta causa di nuove sciagure e nuovi degradi.

Pio XII tuonava già ai suoi tempi contro “le riviste pornografiche esposte nei chioschi” (Discorso del 5 marzo 1957), e la cosa vista oggi potrebbe far quasi sorridere. Ma sarebbe sbagliato. Infatti, l’aver tollerato quelle riviste negli anni ’50, certamente ha avuto un influsso nefasto sulle generazioni che fecero il ’68, ovvero vollero impunemente sovvertire la morale cristiana, allora dominante, sia nelle classi borgesi che nei contesti popolari. Il vietato vietare degli pseudo-rivoluzionari d’accatto fece il resto.

Quanto alla causa libertaria, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno confutato a più riprese le false ragioni del permissivismo, o delle “pretese esigenze artistiche” associate alla pornografia e al nudismo (Humanae vitae, 1968).

Secondo il Vinciguerra, “Non si possono accettare affermazioni secondo cui tale categoria di pornografia è accettabile e tale altra no. Poco importa che un certo tipo di pornografia venga classificato (…) come soft, classico, etico, estetico, elegante o chic dalla pubblicità e dall’industria pornografica” (p. 46). Questo ricorda molto da vicino la differenza tra droghe leggere e droghe pesanti. Certo, non tutte le droghe hanno pari conseguenze sull’organismo, ma tutte sono da evitare, nessuna esclusa. Quindi, allo stesso modo, “Tutta la pornografia è condannabile, anche se a diversi gradi o livelli” (p. 46).

I danni della pornografia, specie grazie ad un accesso facilitato e gratuito, sono enormi e non vanno più minimizzati. Il suo legame con l’immoralità è scontato, ma ve ne è anche uno con le nevrosi, la perversione, la pedofilia, la prostituzione, l’accidia, la perdita del senso del peccato e del timor di Dio.

Come non dare ragione all’Autore quando scrive che “la pornografia promuove uno stile di vita intriso di aggressività e di egoismo, nemico della famiglia come dello sviluppo armonioso di ciascuna persona, e, più in generale, delle società umane” (p. 22). La pornografia è un vulnus alla famiglia e alla pace domestica, all’educazione dei figli e alla stima della purezza, al rispetto del pudore e alla decenza morale.

Se la famiglia è la base naturale della società, e la pornografia tende a distruggere la famiglia, la pornografia è la peste del XXI secolo, la quale fa più danni reali di un virus.

Contro la bestemmia un tempo esistevano presso molte parrocchie delle Leghe antiblasfeme che lottavano con tutti i mezzi per far tacere l’insulto a Dio e alla religione. Oggi, servirebbero delle Leghe anti-pornografiche, per mostrare, attraverso studi, indagini sociologiche, manifestazioni pubbliche ed analisi di vario tipo, il danno incalcolabile di questo tristissimo fenomeno, vero segno dei tempi.

In Francia, l’intellettuale cattolico François Billot de Lochner, oltre ad aver pubblicato un magnifico romanzo anti-pornografia (cfr. Les parfums du château, TerraMare, 2017), ha annunciato di voler costituire una associazione di nome Stop-Porno per lottare contro questo flagello dell’umanità.

Il Catechismo della Chiesa cattolica, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1997, è inflessibile sulla peste della pornografia. Essa, “offende la castità perché snatura l’atto coniugale, dono reciproco degli sposi. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l’uno diventa per l’altro oggetto di un piacere rudimentale e di un guadagno illecito”. La Chiesa richiede apertis verbis la censura per il bene di tutti: “Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici” (n. 2354).                                                                                                                      Fabrizio Cannone