Aborto: dove in Europa la fede ancora smuove le coscienze?

Purtroppo, nella maggior parte del mondo, Italia compresa, la pandemia non ha affatto frenato la pratica dell’aborto. C’è però un’eccezione.

In Irlanda del Nord, l’organizzazione sanitaria Western Health and Social Care Trust (WHSCT) ha sospeso la somministrazione della pillola Ru486.

L’emergenza Covid produce un risvolto inaspettato

Il motivo? “La nostra struttura esige assistenza infermieristica e medica aggiuntiva per fornire questo servizio e sta esplorando attivamente tutte le opzioni al riguardo”, ha riferito una nota di WHSCT. Detto in termini più espliciti: l’emergenza pandemica costringe il personale medico-infermieristico a concentrarsi nei reparti Covid. Impedendo, così, di monitorare le donne desiderose di ricorrere all’“aborto medico precoce, che richiede assistenza per una buona manciata di giorni dopo la prestazione.

Il provvedimento, come prevedibile, ha scatenato le proteste dei pro-choice, mentre, al contrario i pro-life gioiscono. “Accolgo di tutto il cuore la sospensione e credo che sia una risposta alle nostre preghiere. Continuerò a pregare affinché la sospensione continui e non riprenda la somministrazione”, ha dichiarato Thomas Buchanan, membro del Parlamento nordirlandese, appartenente al Democratic Unionist Party, di ispirazione cristiano-conservatrice.

Rincarando la dose, Buchanan ha aggiunto: “Devo dire che è estremamente preoccupante, che in questa assemblea vi siano ancora perseveranti sostenitori e fanatici dell’omicidio premeditato di bambini attraverso l’aborto”.

È davvero peculiare l’approccio di questo deputato alla problematica dell’aborto: non solo Buchanan ha esplicitato la potenza della preghiera come strumento sovrannaturale, in grado di fermare una pratica malvagia, ma sembra quasi considerare la mentalità abortista come una sorta di pregiudizio da superare.

“Aborto precoce” sospeso a tempo indeterminato

Nel corso di un’interrogazione parlamentare sollevata dai Verdi, il Ministro della Salute nordirlandese Robin Swann ha spiegato che sarebbero in corso “tentativi per mettere a disposizione personale aggiuntivo il prima possibile e riprendere la fornitura del servizio di aborto medico precoce, minimizzando il più possibile il disagio (SIC)”.

Anche la direzione del WHSCT, scusandosi per il disservizio ha comunicato che si sta adoperando per “ridurre al minimo” l’interruzione del servizio. Lo stato di emergenza rende però impossibile fissare date certe, nemmeno indicative, per il ripristino delle somministrazioni abortive.

Se il dibattito non è ancora un tabù

In Irlanda del Nord, il diritto all’aborto è stato esteso dal governo britannico nell’ottobre 2019. Londra è così intervenuta per sopperire all’inerzia del parlamento di Belfast. Nel giugno 2020, tuttavia, l’assemblea nordirlandese aveva approvato una mozione che rifiutava le imposizioni sull’aborto da parte del governo centrale. Un voto, che però, è rimasto lettera morta.

Rimane il fatto che, a differenza del resto del Regno Unito, in Irlanda del Nord è ancora radicata nella popolazione una significativa sensibilità per la vita nascente. La presenza di una non trascurabile minoranza cattolica tiene acceso anche il dibattito religioso e, di conseguenza, la fede, lungi dal rimanere confinata nelle coscienze individuali, è ancora in grado di incidere sulla politica e sulle decisioni di interesse pubblico.

Luca Marcolivio

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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