Aborto, un cristiano non può mai appoggiarlo. C’è chi non la pensa così?

Un cristiano non può mai essere a favore di aborto, eutanasia, gender. Eppure, troppo spesso le voci di cattolici sembrano incerte quando non contraddittorie. 

aborto

In questi giorni, infatti fanno molto discutere le strizzate d’occhio da parte del quotidiano dei vescovi Avvenire a chi promuove la legge 194. 

Sul quotidiano dei vescovi infatti da settimane si discute di aborto, in particolare da quando il ministro della Salute del Governo Conte, Roberto Speranza, ha accolto con parole inaudite le nuove linee guida governative che prevedono il ritorno a casa dopo solo mezz’ora dalla somministrazione della pillola abortiva, oltre che l’inaccettabile e orribile possibilità di sottoporsi all’aborto farmacologico fino alla nona settimana di gestazione.

Le parole chiare e decise di monsignor Camisasca

Il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, ha inviata una lettera aperta al giornale invitando i vescovi a parlare di più e in maniera più chiara sui temi etici e non negoziabili per i cattolici. L’invito di Camisasca alla Chiesa è di non limitarsi a vaghi ragionamenti e pensose riflessioni su temi quali aborto, eutanasia, identità sessuale. Ma al contrario di alzare la voce, anche attraverso i giornali diocesani locali, le reti mediatiche e televisive, le parrocchie, fino al quotidiano Avvenire.

Il vescovo monsignor Camisasca

Il quotidiano online La Nuova Bussola Quotidiana sussurra l’idea che l’intervento di Camisasca abbia in realtà scontentato e non poco in molti, e che così ci si sia affrettatti a chiamare i vertici della Chiesa italiana per diffondere il contraltare della posizione giustamente netta e indiscutibile di Monsignor Camisasca. D’altronde, lo spiega il Vangelo (Mt 5, 37): “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno“.

La lettera controversa pubblicata dal giornale dei vescovi

Subito dopo questa lettera, infatti, esattamente dopo due giorni, ne è apparsa un’altra molto controversa e dubbia. La firma è del giornalista cattolico Angelo Moretti, in passato progettista sociale e coordinatore della Caritas Diocesana di Benevento e Presidente Nazionale dei Giovani Volontari Vincenziani, co-fondatore e Presidente della Rete di Economia civile “Consorzio Sale della Terra”, co-autore del “Manifesto per una Rete dei Piccoli Comuni” del #Welcome.

Il testo si intitola “Superare residui ideologici. La solida regola del dialogo di fronte all’inedito-Ru486”, e nella sostanza si afferma che “la legge 194 non è una legge contro la vita e può essere accettata dai cattolici”. Lettera quindi avallata dalla direzione di Avvenire, e di conseguenza dai vertici della Cei. Contenente un pensiero che per molti cattolici, si spera la gran parte, è totalmente inqualificabile. Ma che evidentemente per molti vescovi non è così, anzi è a suo modo legittimo.

Matrimoni misti
(Websource)

I vescovi italiani strizzano l’occhio all’aborto?

E lo dimostra il quasi totale silenzio che ha fatto seguito alla pubblicazione della lettera di Moretti. Per dovere di cronaca, ogni giorno vengono riportate interventi di esperti che spiegano il male dell’aborto, tra cui Assuntina Morresi, Alberto Gambino o altri. Ma tra questi si infilano anche molti commenti che relativizzano in maniera inaccettabile l’uso della pillola abortiva, che per i cattolici dovrebbe essere un male assoluto senza se e senza ma.

Commenti che vanno a comporre quello che per La Nuova Bussola Quotidiana è un “giochino mascherato da dibattito“, che punta però a sdoganare il tema dell’aborto nel nostro Paese. Per il “medico credente e non obiettore” Giovanni Fattorini, secondo quanto scrive sempre su Avvenire, la pillola abortiva RU486 è un’ottima alternativa all’aborto chirurgico, “non presentando rischi significativi” per le donne. Evidentemente, ci si dimentica dell’uccisione della vita innocente che la donna porta in grembo.

Le voci del mondo cattolico che lasciano basiti i fedeli

Non si tratta però, purtroppo, dell’unica voce del mondo cattolico che lascia basito il mondo pro-life e dei cattolici che hanno davvero a cuore la vita umana, oltre che la Parola di Cristo e la Dottrina della Chiesa. La seconda riguarda un importante prelato italiano, molto vicino a Papa Francesco. Si tratta di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per anni consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio.

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L’arcivescovo Vincenzo Paglia

In un’intervista al quotidiano americano Crux Paglia avrebbe negato l’esistenza di valori morali non negoziabili, in nome della corsa alla presidenza che si sta correndo negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi infatti suor Deirdre Byrne è salita sul palco della convention repubblicana che sostiene la rielezione di Donald Trump spiegando che si tratta del “presidente più pro-life che abbia avuto l’America”.

I cattolici difendano sempre la vita. Ma non per tutti è così

Paglia, figura di grande potere all’interno della Santa Sede, ha spiegato che la politica non deve “strumentalizzare” il diritto alla vita per ergerlo a criterio di voto. Evidentemente non molti cattolici, che chiedono ai propri rappresentanti di esprimersi chiaramente per la vita e contro aborto, eutanasia, gender, non la pensano così. Eppure la teologia morale cattolica spiega con chiarezza quali siano le scelte giuste per un cattolico.

E non corrispondono di certo alle posizioni di chi si dice favorevole all’uccisione di una vita nel grembo della propria madre, che non ci sia nulla di male a lasciare morire un anziano non autosufficiente o un giovane depresso, che in fondo convincere un ragazzino in età da scuola elementare che cambiare sesso sia quasi una cosa buona e giusta, e che maschi e femmine non esistano.

Per il monsignore difendere la vita è “strumentalizzazione”

Un partito che sostiene tali aberrazioni non ha nulla a che spartire con la morale e la fede cattolica. E per alcuni cardinali e vescovi si tratta di “strumentalizzazione”? La verità è che i fedeli vogliono sentire parlare chiaro, ma troppo spesso ciò non accade da parte dei vertici religiosi. Anzi, avviene l’esatto opposto: si generano incertezze, dubbi, incomprensioni, sussurri e mezze parole.

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A tutti quanti sostengano posizioni incerte e oscure su temi come aborto e famiglia, parlando di “strumentalizzazioni” piuttosto che di difesa della vita, andrebbe ricordato e riproposto lo storico discorso di Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dei governanti, nel 2000.

Wojtyla disse: “i cristiani non possono promuovere leggi contro natura”

“Il cristiano che fa politica – e vuole farla ‘da cristiano’ – deve agire con disinteresse, cercando non l’utilità propria, né del proprio gruppo o partito, ma il bene di tutti e di ciascuno, e quindi, in primo luogo, di coloro che nella società sono i più svantaggiati”, disse in quell’occasione Giovanni Paolo II.

“Approvare le leggi è un compito che avvicina l’uomo a Dio, Legislatore supremo, dalla cui Legge eterna ogni legge attinge, in ultima analisi, la sua validità e la sua forza obbligante”, proseguì. Spiegando che per questa ragione “la legge positiva non può contraddire la legge naturale, null’altro essendo quest’ultima se non l’indicazione delle norme prime ed essenziali che regolano la vita morale, e quindi di quelli che sono i caratteri, le esigenze profonde e i valori più alti della persona umana”.

Papa Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II (photo websource)

Il discorso di Giovanni Paolo II che oggi molti dovrebbero rileggere

“Alla base di questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli ‘maggioranze’ di opinione, ma solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva che, in quanto ‘legge naturale’ iscritta nel cuore dell’uomo, è punto di riferimento normativo della stessa legge civile”, è il monito del Santo polacco che oggi risuona incredibilmente attuale.

“Le leggi, quali che siano i campi in cui il legislatore interviene o è obbligato ad intervenire, devono sempre rispettare e promuovere – nella varietà delle loro esigenze spirituali e materiali, personali, familiari e sociali – le persone umane. Perciò una legge che non rispetti il diritto alla vita – dalla concezione alla morte naturale – dell’essere umano, quale che sia la condizione in cui si trova – sia esso sano o malato, ancora allo stato embrionale, vecchio o in stadio terminale – non è una legge conforme al disegno divino”.

San Giovanni Paolo II - Spirito Santo

E quindi “un legislatore cristiano non può né contribuire a formularla né approvarla in sede parlamentare, anche se, là dove già esiste, gli è lecito proporre emendamenti che ne attenuino la dannosità in sede di discussione parlamentare”. Parole difficili da equivocare.

Giovanni Bernardi

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