Aborto a tutti i costi… e guai agli obiettori di coscienza!

Dopo l’eutanasia, l’identità di genere e la soppressione della libertà educativa, il governo mette a segno un nuovo colpo.

Anche sul fronte dell’aborto, la Spagna socialista di Pedro Sanchezdel, si pone tristemente all’avanguardia. Il nuovo disegno di legge del ministro della Salute, Irene Montero, minaccia l’obiezione di coscienza e non solo.

In nome dell’aborto minacciate varie forme di libertà

L’attuale legge iberica sulla salute sessuale e riproduttiva, già molto permissiva, è destinata ad essere smantellata. Con la riforma avanzata dal ministro, l’aborto diventerebbe un vero e proprio diritto inscalfibile.

Sono quattro i punti critici del disegno di legge, che, se approvati, contribuirebbero di fatto ad una sensibile diminuzione delle nascite in Spagna.

In primo luogo, verrebbero aboliti i tre giorni di riflessione, attualmente previsti prima che la scelta abortiva della donna diventi definitiva. Il secondo punto dirimente è il netto depotenziamento dei centri di aiuto alla vita: fornire informazioni alle madri davanti alle cliniche diventerebbe un reato.

C’è poi l’eliminazione del consenso da parte dei genitori delle minorenni che vogliano abortire. Anche il diritto all’obiezione di coscienza verrebbe fortemente limitato.

Ultimo ma non ultimo: i socialisti spagnoli al governo stanno avanzando anche la possibilità di istituire il “reato di intralcio all’aborto”: verrebbe così vietato non solo suggerire alle donne di non abortire ma persino di fornire genericamente informazioni sulle conseguenze negative dell’aborto, a livello fisico e psicologico.

I medici fanno resistenza

L’opposizione alla liberalizzazione totale dell’aborto arriva in primo luogo dal Comitato di Bioetica spagnolo. Secondo il presidente del CBS, Federico de Montalvo, vanno infatti garantiti sia la possibilità per la donna di abortire, sia la possibilità di un medico di rifiutarsi di collaborare a questa prassi.

Contro la riforma Montero, definita “cattiva, illegale e ingiusta”, si è schierato anche il Consiglio generale dell’ordine dei medici. L’obiezione di coscienza del personale sanitario è un diritto individuale di cui può avvalersi chiunque ritenga che una pratica o una procedura vada contro le proprie convinzioni”, afferma una dichiarazione dell’organismo.

La garanzia che un’offerta del sistema sanitario nazionale sia disponibile e accessibile, trascende la sfera individuale – prosegue la nota – si articola attraverso le reti sanitarie e ha come protagonisti i dirigenti, anziché i medici”.

Al tempo stesso, aggiungono i medici spagnoli, “la garanzia che un’offerta del sistema sanitario nazionale sia disponibile e accessibile, trascende la sfera individuale, si articola attraverso le reti sanitarie e ha come protagonisti i dirigenti, anziché i medici”. Il risvolto disastroso, in questa riforma, sarebbe quindi la messa alla gogna del medico obiettore, diventato così un capro espiatorio dinnanzi ai presunti disservizi del sistema sanitario.

Per il Consiglio dei medici spagnoli, sarebbe iniquo scaricare un peso così grande sui singoli medici, in un momento in cui, “in una situazione di crisi e pandemia, i poteri pubblici hanno accumulato un enorme debito morale nei confronti della professione medica e con le altre professioni sanitarie”.

E il modo più sbagliato per onorare questo debito – conclude la nota – è sobillare conflitti sopiti o usare un gruppo molto danneggiato e maltrattato come alibi per dar vita a politiche che non sono state progettate con la competenza tecnica, o con le risorse materiali necessarie”.

Deriva antropologica senza pari

Nel suo recente rimpasto di governo, infatti, il premier Pedro Sanchez, ha estromesso una serie di ministri ‘moderati’, come, ad esempio, Carmen Calvo, che, in nome del femminismo vecchio stampo, si era opposta alla legge sull’identità di genere.

Oltre alla menzionata legge sulla transessualità, va ricordato che in Spagna è passata una legge contro le scuole paritarie (il ministro dell’Istruzione, Isabel Celaá, ha affermato che “i bambini non appartengono ai loro genitori”), mentre all’inizio dell’anno sono stati legalizzati l’eutanasia e il suicidio assistito.

È questo lo scenario in un paese, dove la deriva antropologica procede ad una velocità che non trova eguali in Europa e forse nemmeno nel mondo. In nome della libertà e dell’emancipazione di alcune categorie limitate di cittadini, se sopprimono i diritti di un numero ben maggiore di altre persone. In nome di illusori benefici nel breve termine, si determinano sicuri disagi e drammi nel medio lungo periodo.

Luca Marcolivio

Fonte: Tempi

 

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