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365 giorni con Maria: 15 aprile | Dal suo tenero volto esce sangue vivo

La devozione della Madonna della Ferita si affianca a quella della Madonna del Fuoco, ben più nota a Forlì. All’interno della Cattedrale, infatti, un po’ in disparte, c’è una particolarissima immagine, di cui però è molto sentito il culto. 

La Madonna della Ferita dà un segnale sconvolgente di fronte alla foga causata dall’odio e dalla mancanza di fede, che non lascia mai più i cittadini.

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Un’immagine poco conosciuta

Quasi come se si vedessero le tracce delle mani degli antenati che l’hanno toccata, accarezzata, e che di fronte a quella splendida effige hanno chiesto a Maria una grazia per la propria vita e per i propri cari. Quell’immagine, che per molti mantiene un basso profilo, rappresenta un qualcosa di un valore spirituale e devozionale molto grande. Un’immagine di una tenerezza unica che risulta altresì piuttosto consumata.

La storia risale molto indietro nei secoli. L’immagine si trova infatti sul muro esterno della canonica della Cattedrale, sotto il portico che unisce il Borgo Grande, vale a dire il tratto di corso Garibaldi dal Rialto a piazza del Duomo, al fianco destro della chiesa.

In questo spazio si decide di edificare un santuario a questa Madonna dipinta da mano ignota che è però già molto venerata fin dal 1400, per via delle grazie miracolose che dispensava a chiunque gliele domandasse con cuore puro e aperto al mistero.

Il primo miracolo: il calzolaio ferito

Tutto riporta, in un primo momento, al luglio del 1480, quando un calzolaio forlivese di nome Andrea è stato gravemente ferito in più parti tanto da essere abbandonato in una pozza di sangue. Molti, osservandolo, pensano che ormai non ce l’avrebbe fatta.Non respira più”, “non ce la farà mai”, sono le parole dei presenti.

I cronisti del tempo però raccontano che quello stesso uomo moribondo, ricordandosi dell’immagine prodigiosa, “si fece portare rimpetto a la detta figura, e le si raccomandò, e in brevità di tempo ebbe grazia libera”. Da quel giorno molti forlivesi sono soliti lasciare ex voto di fianco all’affresco di grandi dimensioni, nonostante purtroppo regolarmente accade che alcuni teppistelli, soliti noti, finivano con il togliere gli ex voto che vi sono stati lasciati davanti.

Il 15 aprile del 1490 accade però un fatto molto singolare. Uno stalliere è a dir poco gonfio d’ira per una perdita al gioco. Con tutta questa rabbia in corpo si scaglia con violenza contro l’affresco, colpendolo a stilettate. A quell’epoca l’immagine è ancora chiamata “Maria della Canonica”.

Il perché del nome “Madonna della Ferita”

La furia dell’uomo è tale che colpì il dipinto sul viso, sopra la guancia sinistra, e proprio un istante dopo dall’immagine sgorga sangue vivo. Ancora oggi sono percepibili sia i segni dello stiletto che quelli del sangue sul quadro miracoloso, che da quel giorno è conosciuto come della “Madonna della Ferita”.

Quell’evento miracoloso scuote profondamente il cuore dell’uomo, e mostra a tutta la popolazione il segno tangibile della presenza di Maria, che non li abbandonerà mai più fino ai giorni d’oggi, con la devozione alla Madonna della ferita ancora ben viva e presente all’interno della cattedrale cittadina.

In quello stesso anno inoltre, ad agosto, Girolamo Muti, bolognese residente a Forlì, è caduto rovinosamente da cavallo. Il botto gli ha procurato uno squarcio talmente violento che gli faceva uscire le interiora dal ventre. I medici lo danno praticamente per spacciato, ma dopo che gli viene portata una tavoletta dov’è riprodotta l’Immagine, ne viene integralmente guarito.

Preghiera alla Madonna della Ferita

Rimani, Maria, accanto a tutti gli ammalati del mondo,

di coloro che in questo momento, hanno perso conoscenza e stanno per morire;

di coloro che stanno iniziando una lunga agonia,

di coloro che hanno perso ogni speranza di guarigione;

di coloro che gridano e piangono per la sofferenza;

di coloro che non possono curarsi perché poveri;

di quelli che vorrebbero camminare e devono restare immobili;

di quelli che vorrebbero riposare e la miseria costringe a lavorare ancora;

di quelli che sono tormentati dal pensiero di una famiglia in miseria;

di quanti devono rinunciare ai loro progetti;

di quanti soprattutto non credono in una vita migliore;

di quanti si ribellano e bestemmiano Dio;

di quanti non sanno o non ricordano che il Cristo ha sofferto come loro.

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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