Ecco un libro che consigliamo. A tutti. In particolar modo, però, ai sacerdoti.
Sì, il titolo è duro, ma ancor più duro è stato Gesù quando ha detto che i tiepidi li vomiterà… Questo libro, scritto da un sacerdote, ebreo di origine, che ha molto a cuore la Parola di Dio e la salvezza delle anime, è davvero una piccola perla nascosta, mai molto pubblicizzata, purtroppo.
Noi lo consigliamo, perché è facile da leggere, perché impegna e forza all’umiltà e all’onestà del cuore, per riconoscere quanto tiepidi molti di noi sono, quanto si accontentino di ciò che non li porterà di certo in Paradiso. Insomma, potrebbe essere un libro cult del cristiano. Ed ecco un riassunto di questa pubblicazione, che troverete anche sul libro, ma che dice molto chiaramente di cosa si tratta.
Presentazione
Chi è prete? È colui che avanza «soprattutto incontro agli occhi che ti guardano». È «il virtuoso del primo passo». Colui al quale il sorriso «conferisce ogni diritto». Quello di penetrare il cuore degli uomini e di farvi entrare la parola di Cristo e la sua salvezza. Ma perché ciò sia possibile occorre che il prete avverta in sé, con forza, il «potere di Cristo». E dunque: «Vergogna ai codardi, agli uomini d’apparato, ai cacciatori di promozioni, agli ossequiosi per interesse, agli sdolcinati che inabissano la Chiesa sotto un ammasso di ipocrisia e di viltà!». Con il linguaggio ispirato del grande predicatore, padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, ex chansonnier nei cabaret di Parigi che all’età di ventotto anni abbandona le scene per vestire l’abito talare, scrive contro la tiepidezza dei sacerdoti responsabile dello scadere della fede nei cuori degli uomini. Nella sua parrocchia, in un quartiere multietnico di Marsiglia, la chiesa, un tempo vuota e destinata all’abbattimento, si è riempita di fedeli, gli adulti si fanno battezzare, altri si convertono. Il segreto di questa rinascita è semplice: predicare i grandi precetti della Chiesa, il dono di sé, la carità verso il prossimo e la fiducia in Dio. Questo, padre Michel-Marie, vuole trasmettere a noi e a quei sacerdoti che, troppo tiepidi nel praticare i precetti della Chiesa e l’insegnamento di Gesù, non si curano più dell’avvenire di Dio nelle anime. Il suo è un grido accorato al sacerdote, l’invito a ritrovare il suo posto di apostolo, fermamente convinto che «la scristianizzazione dell’anima porta alla disumanizzazione della vita».
Shamaysan
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