110 anni di modernismo

110 anni di modernismo
110 anni di modernismo

I cattolici che hanno fatto un minimo di studi di teologia sanno bene che nel 1907, ormai più di 110 anni fa, papa s. Pio X condannò una nuova eresia con il nome di modernismo.

Fu una condanna particolarmente solenne e argomentata. Un intero e complesso documento, l’enciclica Pascendi, fu dedicato dal Papa all’analisi sistematica e alla confutazione dell’eresia.

Come tutti i più importanti documenti del Magistero, anche la Pascendi può essere reperita sul sito del Vaticano e su altri siti cattolici. La casa editrice Cantagalli però, per il centenario dell’enciclica, ne propose una nuova edizione cartacea, con una premessa di mons. Luigi Negri e un’ampia introduzione storica di Roberto de Mattei (cf. Pio X, Pascendi domici gregis, Cantagalli, Siena, 2007).

Lo storico romano faceva notare, contro un’opinione assai diffusa, che anche dopo la cosiddetta svolta conciliare, i Sommi Pontefici continuarono a denunciare il modernismo, i suoi pericoli e le sue contraddizioni.

Per esempio Paolo VI, nell’Udienza generale del 19 gennaio del 1972, disse pubblicamente: “la nostra dottrina si stacca da errori che hanno circolato e tuttora affiorano nella cultura del nostro tempo, e che potrebbero rovinare totalmente la nostra concezione cristiana della vita e della storia. Il modernismo rappresentò l’espressione caratteristica di questi errori, e sotto altri nomi è ancora d’attualità (Cfr. Decr. Lamentabili di S. Pio X, 1907, e la sua Enc. Pascendi). Noi possiamo allora comprendere perché la Chiesa cattolica, ieri ed oggi, dia tanta importanza alla rigorosa conservazione della Rivelazione autentica, e la consideri come tesoro inviolabile, e abbia una coscienza così severa del suo fondamentale dovere di difendere e di trasmettere in termini inequivocabili la dottrina della fede; l’ortodossia è la sua prima preoccupazione; il magistero pastorale la sua funzione primaria e provvidenziale; l’insegnamento apostolico fissa infatti i canoni della sua predicazione; e la consegna dell’Apostolo Paolo: Depositum custodi (1 Tim. 6, 20; 2 Tim. 1, 14) costituisce per essa un tale impegno, che sarebbe tradimento violare. La Chiesa maestra non inventa la sua dottrina; ella è teste, è custode, è interprete, è tramite; e, per quanto riguarda le verità proprie del messaggio cristiano, essa si può dire conservatrice, intransigente; ed a chi la sollecita di rendere più facile, più relativa ai gusti della mutevole mentalità dei tempi la sua fede, risponde con gli Apostoli: Non possumus, non possiamo (Act. 4, 20)”.

Da parte sua Giovanni Paolo II, nell’enciclica Fides et ratio, scriveva che san Pio X condannò la nuova eresia, poiché “alla base del modernismo”, erano presenti “asserti filosofici di indirizzo fenomenista, agnostico e immanentista” (n. 54). E questi asserti continuano a devastare la retta fede della Chiesa. Infatti, secondo Papa Woytjla, “Se guardiamo alla nostra condizione odierna, vediamo che i problemi ritornano, ma con peculiarità nuove. Non si tratta più solamente di questioni che interessano singole persone o gruppi, ma di convinzioni diffuse nell’ambiente al punto da divenire in qualche misura mentalità comune” (n. 55).

Il modernismo in effetti è dilagato, e sembra ora un fiume in piena, sempre sul punto di sommergere la Casa del Signore. Giovanni Paolo II vede una forma larvata di modernismo anche nello storicismo contemporaneo che ha traviato buona parte della teologia. Così, “Con la giusta preoccupazione di rendere il discorso teologico attuale e assimilabile per il contemporaneo, ci si avvale soltanto degli asserti e del gergo filosofico più recenti, trascurando le istanze critiche che, alla luce della tradizione, si dovrebbero eventualmente sollevare. Questa forma di modernismo, per il fatto di scambiare l’attualità per la verità, si rivela incapace di soddisfare le esigenze di verità a cui la teologia è chiamata a dare risposte” (n. 87).

Ma cos’era dunque il modernismo e come mai il santo Pontefice Pio X lo definì severamente come la “sintesi di tutte le eresie”? Fino a ieri era possibile leggere l’enciclica Pascendi ed alcuni rari e datati commenti alla stessa, oltre ai testi di storia della teologia in cui però del modernismo si parlava poco e spesso male. Oggi disponiamo di un vero e proprio manualetto accessibile, sia per il costo che per il linguaggio e il genere letterario usato dall’autore (cf. P. Jean Baptiste Lemius, Catechismo sul Modernismo, edizioni Sursum Corda, 2018, pp. 188).

Nello stesso anno in cui Pio X pubblicò la Pascendi, padre Lemius, un teologo dell’ordine degli oblati di Maria Immacolata, fece uscire in Francia il suo Catechismo e ne inviò una copia in omaggio al Pontefice. Il Segretario di Stato di allora, il servo di Dio Rafael Merry del Val, inviò all’autore una lettera di encomio, riportata qui come introduzione al testo (pp. 7-8). In essa, il cardinale scrive che il Pontefice, “si compiace del geniale e proficuo lavoro” del Lemius, e si augura una grande diffusione del suo Catechismo sul Modernismo che ora, provvidenzialmente, abbiamo tra le mani.

In pratica il libretto di padre Lemius riporta il contenuto, non sempre agevole, della Pascendi ad un livello più accessibile, utilizzando il metodo dialogico della domanda e della risposta, proprio come nel celebre catechismo della dottrina cristiana promulgato dallo stesso Pio X.

Il lettore potrà capire bene cosa c’è di erroneo nel pensiero e nella teologia dei modernisti, antichi recenti o contemporanei che siano, riuscendo così a preservare la propria fede da una implacabile corruzione intellettuale in cui oggi cadono anche i più dotti.

Per il modernismo storico condannato 110 anni fa dal Vaticano, la religione è qualcosa di essenzialmente umano, e quindi di evolutivo, di psicologico, di esistenziale, di oscuro, di indefinibile, senza alcun contenuto stabile, senza dogmi definiti, senza assiomi morali, universali nel tempo e nello spazio. E’ una nuova religione quella che i modernisti introdussero in Europa e nel mondo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, una religione si potrebbe dire a equidistanza tra il cattolicesimo tradizionale e il protestantesimo liberale germanico, tipico dell’Ottocento. Neppure l’esistenza di Dio, presupposto di ogni religione e di ogni culto, si salva all’interno del modernismo filosofico o teologico. Dio stesso infatti è ridotto ad un bisogno dell’uomo, ad un nobile ideale umano, alla Fonte somma di tutti valori o al valore più elevato che si possa concepire… Quanto alla sua reale esistenza, almeno come Creatore e Giudice, nulla potremmo dire di certo, di oggettivo e di universale. La certezza delle verità speculative e astratte infatti non esiste più: rimane solo la certezza di non avere certezze assolute, la certezza dell’incertezza per così dire.

Tutti i cattolici e le stesse persone di buona volontà saranno in grado di cogliere la somiglianza strabiliante tra questo agnosticismo che facilmente diviene ateismo, ed il pensiero cattolico che va per la maggiore.

Le cause del modernismo secondo Pio X erano la curiosità malsana, la superbia della vita e l’ignoranza dei contenuti della Rivelazione. Cerchiamo di combattere queste malattie spirituali come possiamo. Padre Lemius ci aiuta senza dubbio a colmare le nostre carenze in fatto di ortodossia e di coerenza.

Antonio Fiori