Youtube blocca i video sull’APR, la pillola che ribalta l’aborto farmaceutico

Youtube blocca i video sull'APR, la pillola che ribalta l'aborto farmaceuticoFa discutere la decisione di ‘Youtube‘ di bloccare i contenuti riguardanti la pillola APR (Abortion Pill Reversal) utile a bloccare gli effetti della pillola dell’aborto, la così detta RU486. Per capire in cosa consista questa APR ci serve effettuare una piccola digressione sul funzionamento della pillola abortiva. La RU486 in realtà è composta da due differenti pillole: una contenente il Mifepristone, uno steroide sintetico che blocca i ricettori di progesterone (ormone che serve a dare nutrimento al feto) e una contenente il Misoprostol che serve a rilassare il collo dell’utero e ad indurre l’espulsione del feto.

Tra l’assunzione di una pillola ed un altra, in determinati casi possono passare diversi giorni, periodo durante il quale la donna che ha deciso di sottoporsi al trattamento può anche avere dei ripensamenti. In questo periodo subentra proprio l’APR, l’assunzione di questa pillola, infatti, vanifica l’effetto del Mifepristone permettendo (nel caso in cui non sia troppo tardi) la sopravvivenza del feto.

La censura di Youtube sulla promozione dell’APR

In questi giorni la piattaforma di condivisione video Youtube ha deciso di bloccare i contenuti riguardanti la promozione di questa pillola. Si trattava di 4 video, uno divulgativo in cui dei medici ne spiegavano il funzionamento e 3 riguardanti testimonianze di donne che si erano sottoposte con successo al trattamento. Il motivo indicato dal canale per il blocco dei video è il seguente: “Youtube non permette la condivisione di video contenenti immagini violente e che promuovono contenuti dannosi o pericolosi”.

Alla decisione si è opposto il presidente dell’associazione Heartbreaking, Jor El-Godsey, il quale ha anche aggiunto: “È difficile capire perché YouTube considererebbe il salvataggio dei bambini da una pillola abortiva allo stesso modo dei video sul terrorismo. […] In base a indagini più approfondite, riteniamo che YouTube scoprirà che questi video non assomigliano in alcun modo a contenuti pericolosi o dannosi”.

Luca Scapatello