Lei, la sua amata, incarna tutto ciò che lui combatteva: ha tratti orientali, è un’immigrata, nonché una rifugiata politica e si chiama Bahareh Letnes.
Era fuggita dal suo Paese e dalla sua famiglia per evitare di andare in sposa ad un uomo deciso per lei dal padre.
Poi, nel 2008 finalmente, la Norvegia dispone per lei il riconoscimento di rifugiata, che le permette, per lo meno, di non essere più rimpatriata, contro la sua volontà.
Il Ministro Per Sandberg, prima di incontrarla, era stato, addirittura, il promotore dei braccialetti elettronici, per controllare il flusso dei migranti, in attesa di asilo nel Paese: “Fermiamo gli zingari alla dogana, portano solo guai”; “se continuiamo così in certi fiordi della Norvegia regnerà solo la sharia”, diceva, convinto delle sue patriottiche idee.
Ora, invece, pare che regalerà a Bahareh Letnes, non un braccialetto e nemmeno elettronico, ma un anello, che la terrà vincolata a lui, al suo cuore, ma solo per amore.
Come tanti altri sentimenti avversi, che si provano e si propinano, senza ragione, nei confronti degli stranieri (anche di quelli che hanno davvero bisogno di essere ospitali ed aiutati), anche la xenofobia si può attenuare, per coloro che non conosciamo, ma che, proprio come tutti noi, cercano, nel mondo, il loro angolo di serenità.
Antonella Sanicanti
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