Una vita al servizio del Signore Cardinal Ernest Simoni

Monsignor Simoni è divenuto Cardinale da pochissimo tempo. Il racconto nella sua vita -oggi ha 89 anni- e di come e in quali circostante è stato sacerdote di Cristo lo rendono un martire vivente, una incarnazione del Vangelo e della Parola di Dio.

E’ albanese e, già all’età di 10 anni, decise di proseguire gli studi, per diventare sacerdote.

Sin dal 1945, il Comunismo e la conseguente azione di Stalin avevano limitato l’intervento del Vaticano in tutta la Nazione, tanto che il clero si trovò ben presto isolato e controllato dalle autorità. Era il male che avanzava, che impediva la predicazione alla luce del sole.

Stalin aveva radunato tutti i sacerdoti, chiedendo e imponendo loro di creare una chiesa a se stante, distinta dalla Santa Sede.

Monsignor Simoni, intanto, nei primi anni ’50, diventava sacerdote. Molti suoi colleghi, in quegli anni di restrizioni, avevano chiesto al popolo cristiano di non abbandonare la preghiera, la recita del Santo Rosario, anche in loro assenza, anche contro le disposizioni politiche. Questo aveva creato una sorta di persecuzione nei confronti dei sacerdoti che, uno dopo l’atro, venivano sollevati dal loro incarico e imprigionati.

Nel 1963 anche Simoni venne prelevato, legato e portato via, chiuso in una cella. Fu condannato a morte per impiccagione, con l’accusa di aver praticato esorcismi; di aver detto ai cristiani di noi rinunciare al Cristo, si rimanergli fedele, di morire per Dio, pur di non tradurlo; di aver pregato, poi, per Kennedy, assassinato in quel periodo (alla sua morte, il Santo Padre aveva, infatti, chiesto ad ogni sacerdote di recitare 3 Messe, in suffragio del Presidente americano).

Simoni era stato spiato, prima da telecamere nascoste, poi, in cella, da uno dei suoi migliori amici, che, posto, li, accanto a lui, operava come spia, essendosi venduto al regime.

Portato al luogo dell’impiccagione, le prove non furono sufficienti per giustiziarlo, ma lo rimandarono in cella, per i successivi 10 anni.

Il sacerdote, in tutto quel tempo e quel disagio, mai aveva smesso di essere tale, anzi, in prigione continuava a celebrare e a predicare l’amore di Dio, anche ad atei e musulmani, tenuti in cella come lui.

Dopo un decennio, cercarono nuovamente di giustiziarlo, ma non poterono nulla, nemmeno quella volta, e Simoni rimase in carcere per altri 18 anni.

Dopo 28 anni passati in quel modo, arrivò la decisione di riconsiderare la sua situazione: non venne però liberato, ma condannato a pulire i bagni della prigione.

Oggi, il Cardinale racconta che di giorno puliva e di notte rimaneva a disposizione per le confessioni e la celebrazione. Quello era il modo concessogli dal Signore per essere un sacerdote; accettava la condizione con gratitudine, perché, anche se controllato e privo della libertà fisica, c’erano, li, tante persone bisognose di conoscere il Cristo, a cui lui poteva parlare della salvezza promessa. La sua era una serena rassegnazione che gli veniva dalla forte devozione a Dio e a Maria.

Finalmente, nel 1990, la chiesa albanese tornò ad essere libera e collegata al Vaticano. I sacerdoti, come gli altri in carcere a causa del loro Credo, vennero liberati, tornavano in mezzo al loro popolo.

Tutti i cristiani, ma anche gli ortodossi, i musulmani -racconta il Cardinale- correvano ai loro luoghi di culto, felici per aver ritrovato la libertà di pregare, senza paura.

Da allora, Simoni, ha visitato 110 Paesi, raccontando la storia del suo sacerdozio così particolare.

Papa Francesco, poi, lo ha nominato Cardinale e lui, dice candidamente, non se lo aspettava proprio.

Invitato al Congresso di Assisi per la Pace, non capiva perché era stato messo in prima fila, accanto alle autorità; aveva anche pranzato insieme al Santo Padre, ma nessuno aveva fatto trapelare la notizia della sua nomina.

Poi, al momento della consacrazione dei Cardinali, anche il suo nome era comparso sullo schermo! Dice: “Chiunque prega tre Rosari al giorno, vedrà miracoli, che non potete nemmeno immaginare.”.

Lui lo garantisce, perché, per lui, è avvenuto proprio così. Affidarsi alla Madre toglie tutte le paure e ci difende da ogni male del mondo. Perciò raggiungere i luoghi in cui appare la Madonna è bene, perché da li parte la salvezza per tutto il mondo.

Questo racconta il Cardinale Simoni, che non vuole titoli, ne essere lodato o venerato per ciò che ha compiuto. Dice che tutto è fatto per la gloria di Dio e grazie a Dio e alla forza che gli ha dato.

I momenti più belli della sua vita sono stati quelli in cui stringeva Cristo tra le mani; quando è divenuto sacerdote e quando il Papa lo ha reso Cardinale.

I momenti più difficili sono stati quelli in cui volevano obbligarlo a rinunciare alla chiesa.

Il Papa lo aveva abbracciato e, piangendo con lui, gli ha detto: “Fratello, tu sei mio Santo!”.

Il Cardinale Ernest Simoni, vuole rimanere però solo un servo umile, non “un’ eccellenza”, perché il nostro è un Dio che sta sulla croce!