La morte di Paolo Villaggio, come quella di tutti i personaggi di un certo interesse mediatico, ha portato ad una serie di commenti nostalgici sulla persona, ma soprattutto sull’artista e su quello che i suoi personaggi hanno rappresentato nell’immaginario collettivo. A questa classica reazione ne è conseguita un’altra, quella di chi, da cattolico fervente, criticava i suoi contatti per questo atteggiamento: queste persone ricordavano, infatti, che Paolo Villaggio in vita aveva criticato aspramente la Chiesa ed il Papa emerito e che aveva un rapporto particolare con la superstizione.
Tutte queste critiche hanno un fondamento di verità, Villaggio non era un cattolico praticante ed ha avuto in diverse occasioni parole forti nei confronti del Vaticano e della religione. Sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una persona che è morta di recente e che adesso si trova in un altro mondo, dove probabilmente ha già pagato per i suoi peccati. Inoltre è bene ricordare a queste persone che l’atteggiamento del cattolico nei confronti dei peccatori dovrebbe essere quello di assoluta misericordia e non quello di condanna.
In questi casi e di uso comune rammentare le parole di Cristo quando dice: ”Chi è senza peccati scagli la prima pietra”. I cattolici tutti devono imparare a guardare ai propri peccati invece di condannare quelli degli altri, per questo mi sento molto affine a Rita Sberna quando, parlando dello stesso atteggiamento, fa notare a queste persone: “E allora vorrei dire per l’ennesima volta che … scrivere e copiare ed incollare le affermazioni anticlericali di Paolo Villaggio non serve a nulla, non giova alla sua anima e tanto meno non fa fare bella figura a chi si reputa cattolico e figlio di Dio”, cos’altro aggiungere?
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