L’8° centenario della nascita di San Francesco fa da sfondo alla tradizionale Via Crucis al Colosseo, la prima del pontificato di Leone XIV.

Rispolverando una consuetudine abbandonata al tempo di San Giovanni Paolo II, il Santo Padre non ha seguito il rito del Venerdì Santo dalla terrazza al Palatino ma ha portato lui stesso la Croce in tutte le stazioni.
Dove c’è crocifissione, c’è anche Resurrezione
Il cammino verso il Calvario, spiega padre Patton, “non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni“.
1° stazione – Gesù è condannato a morte. Nel colloquio con Pilato, osserva Patton nella meditazione, Gesù smaschera “ogni umana presunzione di potere” in un mondo in cui “c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento“.
Lo stesso San Francesco “ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto“, ovvero nel bene o nel male.
2° stazione – Gesù è caricato della croce. “La parola “croce” produce in noi una reazione di rifiuto, piuttosto che di desiderio”, afferma la meditazione di padre Patton. “È più facile che nasca in noi la tentazione di fuggirla, piuttosto che l’anelito di abbracciarla“. Eppure Gesù l’ha “abbracciata” e portata sulle spalle “non perché fosse bella o attraente, ma per amore nostro“.
3° stazione – Gesù cade la prima volta. La meditazione ricorda che l’esistenza di Gesù è “un continuo abbassarsi e discendere“. In tal senso, la Via Crucis è “l’anticipo di un abbassamento ancora più profondo: la discesa nel regno degli inferi, la caduta nel mistero della morte, dove tutti noi cadiamo al termine di questa vita terrena“. Quella di Gesù, però, è “la caduta in terra del chicco di grano, che è disposto a morire per portare frutto“.
Soffrire insieme alle madri
4° stazione – Gesù incontra sua Madre. “È normale che la madre ci sia all’inizio della nostra esistenza. Non è normale“, osserva la meditazione, “che la madre ci stia accanto quando è l’ora di morire, perché vuol dire che la vita ci è stata strappata: da una malattia, da un incidente, dalla violenza, dalla disperazione“.
A Maria Santissima vengono affidate le “tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi“, assieme a quelle che “vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo“. Affinché Lei possa donare a noi “un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare“.
5° stazione – Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce. Il protagonista di questo passaggio della Via Dolorosa è presentato come “l’emblema delle “tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo“, delle “migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia“.
6° stazione – La Veronica asciuga il volto di Gesù. “Custode” dell’immagine di Gesù la Veronica stimola il desiderio di vedere il volto di Gesù in quanto sa riconoscerlo anche nella sua “bellezza sfigurata“. Questa donna “non ci trasmette la memoria di un’immagine in posa, ma quella dell’uomo dei dolori, che ci ha risanati per mezzo delle sue stesse piaghe“. E ci rende “capaci di asciugare, oggi, il tuo volto, ancora coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana“.
Il dono delle lacrime
7° stazione – Gesù cade per la seconda volta. “Quando cadi, Gesù, lo fai per rialzarci dalle nostre cadute. Quando cadi lo fai per risollevare chi è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di violenza, dalla miseria prodotta da un’economia finalizzata al profitto individuale anziché al bene comune. Quando cadi lo fai per rialzare anche me“.
8° stazione – Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Si tratta di donne che hanno “preso sul serio” Gesù e che “da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio“.
“Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui“, viene invocato nella Via Crucis. “Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani“.
9° stazione – Gesù cade per la terza volta. “La tua triplice caduta ci ricorda che non esiste una nostra caduta nella quale tu non sia accanto a noi“, afferma la meditazione. “Nel cammino sulle tue orme non importa quante volte cadiamo, importa solo che Tu ci sei accanto e sei disposto a risollevarci una volta ancora, innumerevoli volte, perché il tuo amore, il tuo perdono, la tua misericordia sono infinitamente più grandi della nostra fragilità“.
10° stazione – Gesù è spogliato delle vesti. E’ tipico dei regimi autoritari costringere “i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile“. Lo fanno i “torturatori“, coloro che “utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona“, “gli stupratori e gli abusatori, che trattano le vittime come cose“.
Lo pratica “l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più” ma anche “il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica” e talvolta “anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza degli altri“.
Essere il capolavoro di Dio
11° stazione – Gesù è inchiodato sulla croce. In questa circostanza Gesù manifesta che “il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono“.
Il “Re crocifisso” ricorda dunque che se si vuol essere partecipi della sua “regalità“, bisogna imparare a perdonare per amore di Gesù e a “sostenere in pace le difficoltà della vita, perché a vincere non è l’amore per la forza, ma la forza dell’amore“.
12° stazione – Gesù muore sulla croce. Quando il Crocifisso dice “è compiuto“, non intende che “tutto è finito” ma che Egli ha “adempiuto” la missione che il Padre gli ha affidato, per “tornare a Lui” e portare con sé l’umanità.
“Ci troviamo davanti a Colui che, realizzando il fine dell’incarnazione, dà a noi la possibilità di realizzare il senso profondo della nostra stessa vita: diventare figli di Dio, essere il capolavoro di Dio“, prosegue la meditazione.
13° stazione – Gesù è deposto dalla croce. “Non dovrebbero mai esserci cadaveri non restituiti e insepolti: non dovrebbero mai le madri, i parenti e gli amici dei condannati essere costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto“. La meditazione ricorda che “non solo il corpo della persona perbene, ma perfino il corpo di un criminale merita rispetto“.
14° stazione – Gesù è deposto nel sepolcro. Dal luogo della sua sepoltura, Gesù discende agli inferi facendo ingresso nel “Paradiso, non più terrestre e temporaneo, ma celeste e definitivo“, il “luogo del primo incontro con Lui Risorto, ormai vivente per sempre, riconoscibile solo quando ci chiama per nome o ci apre gli occhi, e impossibile da trattenere“.













