Passata l’Epifania, per molti cala il sipario. Le luci si spengono, gli addobbi ritornano nelle scatole riposte sugli scaffali e quel “clima” del Natale sembra svanire in un istante.

Ma se proviamo a guardare oltre i calendari commerciali che impongono ritmi e scadenze, scopriamo che la Chiesa custodisce una tradizione che ci invita a non avere fretta.
C’è una domanda che in tanti si pongono: “Quando si toglie davvero il Presepe?”. Molti lo fanno l’indomani dell’Epifania, ma la tradizione ci suggerisce una data diversa, carica di luce: il 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, detta come la Candelora.
Una data che era stata scelta anche da Giovanni Paolo II durante il suo Pontificato, che amava porgere il suo ultimo saluto a Gesù Bambino proprio a conclusione della festa della Candelora.
Quando si toglie il Presepe? La data giusta amata anche da Giovanni Paolo II
I primi a insegnarci sono stati proprio i Francescani, custodi della memoria del primo Presepe di Greccio, mantengono ancora oggi la tradizione di lasciare la mangiatoia esposta fino al 2 febbraio. Perché questa scelta? Perché per quaranta giorni dalla nascita alla Presentazione al Tempio, la Sacra Famiglia vive ancora nel “mistero di Betlemme”.

Togliere le statuine prima significherebbe perdere il compimento del racconto: l’incontro tra il Bambino e il vecchio Simeone, che lo riconosce come “Luce per illuminare le genti”.
Questa consuetudine non è solo una devozione antica, ma è stata riportata al centro da un grande Santo del nostro tempo: Giovanni Paolo II. Fu lui, nel 1982, a voler portare il Presepe nel cuore di Piazza San Pietro. E per tutto il suo pontificato, il Papa polacco ha insistito affinché restasse lì, sotto lo sguardo dei fedeli fino alla sera della Candelora.
Papa Wojtyla amava recarsi un’ultima volta davanti alla grotta il 2 febbraio, in silenzio, per rendere l’ultimo omaggio a Gesù Bambino prima di immergersi nel cammino verso la Pasqua.
Un segno di luce nella nostra casa
Tenere il Presepe in casa per questi quaranta giorni non è pigrizia, ma una scelta spirituale. Significa dire a noi stessi e a chi entra in casa nostra che la vera Luce è venuta e rimane. Significa non lasciare che il mondo ci detti i tempi con i suoi ritmi frenetici e spinti dal consumismo.
Mentre tutto fuori corre, noi restiamo un po’ di più davanti a quella culla per meditare il mistero Incarnato, per imparare la pazienza di Maria e il silenzio di Giuseppe. È lì che capiamo che ogni giorno può essere Natale, se sappiamo accogliere Gesù nel nostro cuore perché è lì che Lui vuole nascere, non solo a Natale ma in ogni momento della nostra vita.
Non mettiamoci fretta di riporre il segno della nostra salvezza in una scatola, ma lasciamo che quel Bambino ci illumini ancora. La strada è lunga e difficile, ma con Lui accanto, non saremo mai al buio.







